Impresa, internazionalizzazione e nuovi progetti editoriali Profilo professionale Pasquale Lacasella è un professionista con un percorso sviluppato tra consulenza aziendale, fiscalità internazionale, internazionalizzazione d’impresa, sviluppo commerciale e progettualità editoriale. La sua esperienza, maturata in oltre quindici anni di attività secondo il profilo professionale pubblicato online, si concentra soprattutto sul rapporto tra imprese, mercati internazionali e strategie di crescita. Il suo approccio integra competenze fiscali e aziendali con una visione orientata allo sviluppo, al networking e alla costruzione di nuove opportunità commerciali. Il tratto distintivo del suo percorso è la capacità di mettere in relazione consulenza, impresa, comunicazione, internazionalizzazione e innovazione, creando connessioni tra imprenditori, professionisti e realtà economiche italiane ed estere. Il ruolo nel mondo dell’impresa Nel corso della sua attività, Lacasella ha sviluppato una particolare specializzazione nei processi di internazionalizzazione delle PMI, accompagnando gli imprenditori nell’approccio a nuovi mercati e nella definizione di strutture e strategie adeguate. Le sue competenze comprendono la consulenza aziendale e fiscale, la costituzione e gestione di società, la pianificazione internazionale, l’analisi dei mercati, il networking e il supporto allo sviluppo commerciale. Questa impostazione porta il professionista a considerare l’internazionalizzazione non semplicemente come trasferimento di attività, ma come un vero percorso strategico di crescita, competitività e apertura verso nuovi ecosistemi economici. L’esperienza internazionale e la Bulgaria Uno degli ambiti più significativi della sua esperienza riguarda la Bulgaria, considerata nel suo percorso professionale come una piattaforma strategica per le imprese italiane interessate ai Balcani e ai mercati dell’Europa orientale. Lacasella è indicato come fondatore e presidente della Camera di Commercio e Industria Bulgaro Italiana e di Fenimprese Bulgaria, realtà attraverso le quali ha lavorato per rafforzare le relazioni economiche e imprenditoriali tra Italia e Bulgaria. Il suo lavoro si inserisce quindi in un contesto più ampio fatto di business internazionale, relazioni istituzionali, accompagnamento delle imprese, sviluppo delle PMI e creazione di partnership transfrontaliere. Un ulteriore riscontro arriva dall’incontro “Fare impresa in Bulgaria, farla bene”, organizzato a Milano nel 2026, durante il quale Lacasella è intervenuto come CEO di Global Service BG, illustrando alle imprese italiane opportunità e modalità operative per entrare nel mercato bulgaro. Consulenza e sviluppo delle imprese La sua attività professionale non si limita alla componente fiscale. Il modello proposto comprende consulenza strategica, organizzazione aziendale, sviluppo internazionale, marketing, commercio e digital business, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese. L’obiettivo è trasformare la consulenza in uno strumento concreto per l’imprenditore: analizzare le opportunità, individuare nuovi mercati, ottimizzare le strutture e costruire percorsi di crescita sostenibili. Questa visione emerge anche dall’intervista pubblicata da Business & Caffè, nella quale Lacasella presenta la consulenza come un supporto che deve andare oltre gli adempimenti contabili e burocratici, accompagnando l’impresa nella pianificazione e nell’espansione internazionale. Innovazione, tecnologia e intelligenza artificiale Tra gli interessi professionali attribuiti a Lacasella emerge inoltre l’attenzione verso innovazione digitale, online business, marketing digitale e intelligenza artificiale applicata alle imprese. La tecnologia viene interpretata come uno strumento capace di rendere più efficienti i processi, migliorare le strategie e accompagnare le aziende verso modelli organizzativi maggiormente digitalizzati. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale rappresenta una leva di trasformazione che può interessare la gestione aziendale, il marketing, la fiscalità, l’analisi dei dati e i processi decisionali. Global Edit e il progetto editoriale Accanto alla consulenza e alle attività imprenditoriali, il percorso di Pasquale Lacasella si è esteso al settore dell’editoria professionale. È infatti indicato come fondatore di Business & Caffè, rivista dedicata al mondo dell’impresa, dell’economia, dei mercati, dell’innovazione, delle startup e dell’internazionalizzazione. La testata, registrata presso il Tribunale di Milano e pubblicata da GLOBAL EDIT S.R.L.S., si propone come spazio di informazione e confronto dedicato alla business community. Il progetto editoriale amplia quindi il raggio d’azione di Lacasella: dalla consulenza diretta alle imprese alla produzione e diffusione di contenuti, idee, analisi e testimonianze capaci di mettere in relazione imprenditori e professionisti. Business & Caffè: informazione e networking La filosofia del magazine punta a valorizzare l’economia reale e a creare un punto d’incontro tra aziende, professionisti e protagonisti dell’imprenditoria. Le sezioni dedicate a economia e mercati, casi aziendali, eventi, imprenditoria e startup, innovazione e tecnologia, internazionalizzazione, cultura e caffè restituiscono un progetto editoriale costruito intorno ai principali temi che interessano oggi il sistema produttivo. In questo scenario, il magazine diventa anche uno strumento di relazione, reputazione, comunicazione istituzionale e networking commerciale. Le nuove strategie commerciali e le iniziative editoriali autunnali La riunione odierna dedicata alle nuove strategie commerciali e alle iniziative editoriali dell’autunno si colloca dunque in continuità con questo percorso. Per Global Edit e Business & Caffè la nuova stagione può rappresentare un momento di evoluzione del progetto: rafforzamento della presenza editoriale, sviluppo delle partnership, ampliamento delle collaborazioni commerciali e costruzione di nuove occasioni di incontro tra imprese, professionisti e stakeholder. L’obiettivo è consolidare una piattaforma capace di unire contenuto editoriale e valore commerciale, informazione e relazioni, visibilità e opportunità di business. Una leadership orientata alle opportunità La figura di Pasquale Lacasella si caratterizza quindi per una combinazione di competenze professionali, attitudine imprenditoriale, capacità relazionale e visione internazionale. Dalla consulenza fiscale all’internazionalizzazione, dalla costruzione di network Italia-Bulgaria allo sviluppo di progetti editoriali, il filo conduttore è rappresentato dalla volontà di creare strumenti concreti per aiutare le imprese a crescere. La sua attività comprende infatti dimensioni diverse ma complementari: strategia, impresa, finanza e fiscalità, comunicazione, innovazione, internazionalizzazione e informazione economica. Mission La mission professionale dichiarata da Lacasella può essere sintetizzata nel concetto di accompagnare le imprese oltre i confini, rendendo l’internazionalizzazione più concreta e accessibile. Una mission che oggi trova una naturale estensione anche nell’editoria: raccontare l’impresa, mettere in evidenza esperienze e competenze, favorire il confronto e creare connessioni tra chi produce valore. È proprio questa contaminazione tra business e comunicazione, tra consulenza e informazione, tra territorio e dimensione internazionale, a definire il posizionamento del personaggio. Link e approfondimenti
SIMONE ACONE
Vino, accoglienza e valorizzazione della tradizione irpina Simone Acone è una figura di riferimento delle Cantine di Marzo, storica realtà vitivinicola di Tufo, in provincia di Avellino, conosciuta per la produzione e la valorizzazione dei grandi vini dell’Irpinia. All’interno dell’azienda ricopre un ruolo che unisce commerciale, marketing e accoglienza, contribuendo alla promozione del brand, alla relazione con il pubblico e allo sviluppo della presenza delle Cantine di Marzo nel panorama enologico italiano e internazionale. La sua attività si sviluppa inoltre nel mondo della sommelierie e dell’enoturismo. Simone Acone è infatti una delle figure di riferimento per le visite alla cantina, le degustazioni e il racconto della storia vitivinicola del territorio. Il ruolo nelle Cantine di Marzo La posizione di Simone Acone mette in relazione diverse aree strategiche dell’attività aziendale. Da una parte il settore commerciale, con l’attenzione ai mercati, ai clienti e al posizionamento dei vini; dall’altra il marketing, fondamentale per comunicare identità, valori e peculiarità della cantina. A queste competenze si aggiunge la gestione dell’accoglienza enoturistica, un’attività sempre più importante per le aziende vinicole che desiderano creare un rapporto diretto con consumatori, appassionati e visitatori. Questa combinazione rende il suo profilo particolarmente trasversale: Simone Acone non si limita a promuovere il prodotto, ma contribuisce a raccontare il vino attraverso il territorio, la storia e le persone. Sommelier e narratore del vino Uno degli aspetti più caratterizzanti del suo lavoro è il ruolo di sommelier e divulgatore della cultura enologica. Durante le visite alle Cantine di Marzo, il vino viene presentato non soltanto attraverso le sue caratteristiche organolettiche, ma all’interno di un racconto che comprende vigneti, territorio, tradizione produttiva e storia familiare. Le degustazioni diventano così un’esperienza di conoscenza. Il visitatore può comprendere l’identità di un vino partendo dal luogo nel quale nasce e arrivando al bicchiere, attraverso un percorso nel quale profumi, sapori, vitigni, tecniche produttive e cultura locale si incontrano. Le recensioni pubblicate dai visitatori evidenziano proprio l’apprezzamento per la preparazione e la capacità di comunicazione dello staff durante le visite e le degustazioni. Le storiche grotte di Tufo Uno degli elementi più suggestivi delle Cantine di Marzo è rappresentato dalle antiche grotte seicentesche, che costituiscono parte integrante dell’identità della cantina. L’ambiente storico diventa uno spazio nel quale raccontare il rapporto tra la famiglia, il territorio e la produzione del vino. Guidare una visita in questi luoghi richiede quindi non soltanto conoscenze tecniche, ma anche capacità narrativa. È necessario trasformare informazioni storiche ed enologiche in un racconto comprensibile e coinvolgente, accompagnando il visitatore alla scoperta di una cultura del vino che affonda le proprie radici nel territorio irpino. Cantine di Marzo e Greco di Tufo Le Cantine di Marzo sono profondamente legate alla storia del Greco di Tufo, uno dei vini bianchi più rappresentativi della Campania e uno dei simboli dell’enologia irpina. Il legame con Tufo è particolarmente significativo: qui il territorio, la composizione dei suoli, il microclima e la tradizione vitivinicola concorrono alla definizione dell’identità del vino. La comunicazione del prodotto diventa quindi anche comunicazione del territorio. In questo scenario, il lavoro di Simone Acone assume una funzione importante: portare il consumatore dentro la storia del vino, spiegando perché una bottiglia possa rappresentare molto più di un prodotto commerciale. Per conoscere la storia e la filosofia produttiva dell’azienda è possibile consultare il sito ufficiale delle Cantine di Marzo. Commerciale e marketing: valorizzare il brand La responsabilità commerciale e marketing richiede una visione capace di tenere insieme prodotto, mercato e identità aziendale. Nel settore vitivinicolo contemporaneo, infatti, la qualità del vino deve essere accompagnata da una comunicazione efficace, dalla costruzione di relazioni commerciali e dalla capacità di distinguersi in un mercato sempre più competitivo. Per una cantina storica, il patrimonio da valorizzare è particolarmente ampio: storia, territorio, tradizione, vitigni autoctoni, persone e cultura. Il compito del marketing diventa quindi quello di trasformare questo patrimonio in un’identità riconoscibile, mantenendo autenticità e coerenza. L’accoglienza come strumento di comunicazione L’enoturismo rappresenta oggi una delle forme più efficaci per creare un rapporto diretto tra produttore e consumatore. Una visita in cantina permette infatti di superare la distanza che normalmente separa chi produce da chi acquista. Il visitatore vede gli spazi produttivi, conosce la storia dell’azienda, ascolta il racconto dei vini e infine li assaggia. L’esperienza diventa così una forma di comunicazione diretta del brand, nella quale il territorio assume un ruolo centrale. La capacità di Simone Acone di accompagnare il pubblico attraverso questo percorso contribuisce a trasformare la degustazione in un’esperienza culturale oltre che gastronomica. Una piccola azienda familiare con una vocazione internazionale Le Cantine di Marzo conservano il carattere di una realtà familiare, pur operando in un contesto competitivo e con una produzione strutturata. Secondo le informazioni aziendali, la cantina produce circa 160.000 bottiglie all’anno e conta un organico di circa 15 persone, impegnate nelle diverse attività amministrative, agricole e di cantina. Questo equilibrio tra dimensione familiare e apertura ai mercati rappresenta uno degli aspetti più interessanti del modello aziendale. La tradizione non viene quindi intesa come immobilità, ma come base sulla quale costruire innovazione, competitività e internazionalizzazione. Il valore delle persone Dietro una bottiglia di vino esiste una filiera composta da numerose professionalità. Vignaioli, enologi, tecnici, addetti alla cantina, responsabili commerciali e figure dedicate all’accoglienza contribuiscono alla costruzione del prodotto e della sua reputazione. In questo sistema, il ruolo di Simone Acone si colloca nella parte della filiera che mette in relazione azienda e pubblico. È una funzione che richiede competenze tecniche ma anche capacità relazionali, ascolto e passione per il territorio. Attitudini professionali Il profilo di Simone Acone evidenzia diverse competenze trasversali. Competenza enologica La preparazione da sommelier consente di comunicare il vino attraverso caratteristiche tecniche, sensoriali e territoriali. Capacità comunicativa La degustazione diventa uno strumento narrativo attraverso il quale rendere accessibile anche al pubblico meno esperto il mondo del vino. Orientamento commerciale La conoscenza del prodotto viene affiancata dall’attenzione verso mercati, clienti, relazioni professionali e posizionamento. Marketing territoriale La promozione del vino coincide con la promozione dell’Irpinia e della sua cultura vitivinicola. Accoglienza La capacità di creare
PAOLO CEROLINI
Ospitalità, ristorazione e intrattenimento sul lungomare di Civitanova Marche Paolo Cerolini è il titolare e gestore del Ristorante Petè, realtà della ristorazione e dell’ospitalità affacciata sul Lungomare Sergio Piermanni, sul lungomare sud di Civitanova Marche. Il suo percorso professionale è strettamente legato alla gestione del locale e alla costruzione di un format capace di unire cucina, accoglienza, atmosfera e intrattenimento. Il Petè si presenta infatti come uno spazio nel quale l’esperienza gastronomica dialoga con quella balneare e con la dimensione dell’evento, creando un’identità particolarmente riconoscibile nel panorama della ristorazione della costa marchigiana. Il sito ufficiale del locale conferma la sede sul Lungomare Sergio Piermanni e identifica il Petè come realtà di ristorazione a Civitanova Marche. Ristorante Petè – sito ufficiale Il ruolo di Paolo Cerolini Essere alla guida di un’attività come Petè significa occuparsi di molteplici aspetti: organizzazione del servizio, gestione dell’accoglienza, coordinamento della struttura, rapporto con la clientela, programmazione delle attività e sviluppo dell’offerta. Paolo Cerolini rappresenta quindi il punto di riferimento gestionale di una realtà che lavora sull’interazione tra ristorazione e tempo libero. La sua esperienza viene descritta anche nelle recensioni dei clienti, dove emergono apprezzamenti per la disponibilità, la professionalità e la capacità di seguire esigenze particolari, soprattutto nell’organizzazione di occasioni ed eventi. Petè: ristorante, mare e socialità Il valore distintivo del Petè nasce dalla sua posizione e dalla possibilità di vivere il locale in differenti momenti della giornata. Il rapporto diretto con il mare contribuisce a creare un ambiente nel quale la ristorazione di pesce si combina con l’atmosfera tipica dello stabilimento balneare e della vita sul litorale. Il locale propone una cucina italiana e specialità di mare, con una proposta che comprende, tra gli altri, pesce, tartare e primi piatti. Le informazioni disponibili online confermano inoltre la presenza di spazi all’aperto e una forte componente legata alla convivialità. Una cucina legata al territorio La cucina rappresenta uno dei pilastri dell’identità del Petè. La proposta gastronomica valorizza il pesce e la cucina mediterranea, inserendosi nel contesto della tradizione marinara di Civitanova Marche e della costa adriatica. L’obiettivo di un ristorante affacciato sul mare non è soltanto proporre un menu, ma costruire un’esperienza nella quale ambiente, materia prima, servizio e atmosfera contribuiscano allo stesso racconto. In questo senso, la cucina diventa parte integrante di un progetto di ospitalità più ampio. Ospitalità e cura dell’esperienza La gestione di Paolo Cerolini si sviluppa anche attraverso l’attenzione alla dimensione dell’accoglienza. Un ristorante che ospita pranzi, cene, feste e occasioni speciali deve infatti essere in grado di adattarsi a esigenze differenti, mantenendo costante la qualità dell’organizzazione. Una recensione relativa a una celebrazione matrimoniale al Petè sottolinea proprio la capacità di Paolo di trovare soluzioni personalizzate e di accompagnare l’organizzazione dell’evento. Questo aspetto contribuisce a definire il suo profilo come quello di un gestore orientato al cliente, attento alla relazione e alla personalizzazione dell’esperienza. Intrattenimento e format serale Un’altra componente caratterizzante del Petè è il rapporto tra ristorazione e intrattenimento. Il locale è associato a una dimensione serale e conviviale nella quale la cena può diventare occasione di socialità, musica e spettacolo. Questa impostazione permette di superare il tradizionale concetto di ristorante e di proporre un format più articolato, nel quale food, musica, eventi e nightlife possono convivere. La capacità di integrare più esperienze rappresenta una delle chiavi del posizionamento del locale sul lungomare di Civitanova Marche. Attitudini professionali Il profilo di Paolo Cerolini può essere ricondotto ad alcune caratteristiche particolarmente importanti nel settore dell’ospitalità. Capacità gestionale La conduzione di una struttura che integra ristorazione e intrattenimento richiede organizzazione, coordinamento e attenzione costante al funzionamento dell’attività. Orientamento al cliente L’accoglienza e la capacità di comprendere le esigenze degli ospiti costituiscono elementi fondamentali dell’esperienza Petè. Flessibilità La gestione di pranzi, cene, eventi e occasioni private richiede la capacità di adattare il servizio a contesti differenti. Visione imprenditoriale La combinazione tra ristorante, atmosfera balneare ed eventi evidenzia una visione orientata alla costruzione di un’identità commerciale riconoscibile. Valorizzazione del territorio La posizione sul lungomare e il legame con la cucina di mare inseriscono l’attività nel più ampio contesto turistico e gastronomico della costa marchigiana. Il rapporto con Civitanova Marche Il Petè è parte del paesaggio del lungomare sud di Civitanova Marche, in una zona caratterizzata dalla presenza di stabilimenti balneari, ristoranti e attività dedicate alla vita estiva. La sua posizione sul Lungomare Sergio Piermanni, civico 17 secondo le informazioni pubblicate dal locale e dalle principali directory, lo colloca direttamente nel sistema turistico e balneare della città. In questo contesto, l’attività di Paolo Cerolini si inserisce in una filiera che comprende ristorazione, turismo, intrattenimento e accoglienza, settori strettamente collegati alla valorizzazione della costa marchigiana. Un progetto costruito sull’esperienza La filosofia del Petè può essere letta come la ricerca di un equilibrio tra buona cucina e convivialità. Il cliente non viene accolto soltanto per consumare un pasto, ma per vivere un momento di socialità in un ambiente legato al mare e all’intrattenimento. È proprio questa combinazione a definire il carattere del locale e il ruolo di chi lo gestisce: creare un’esperienza coerente in ogni suo elemento, dalla proposta gastronomica al servizio, dall’ambiente alla musica. Mission La mission di Paolo Cerolini può essere sintetizzata nella volontà di offrire un’esperienza di ospitalità capace di coniugare ristorazione, mare, accoglienza e intrattenimento. Il progetto Petè punta quindi sulla costruzione di un luogo nel quale cucina e socialità si incontrano, valorizzando il contesto di Civitanova Marche e la sua vocazione turistica. La parola chiave è esperienza: non soltanto mangiare, ma trascorrere tempo in un ambiente piacevole, condividere occasioni e trasformare la ristorazione in un momento di incontro. Paolo Cerolini rappresenta il volto imprenditoriale e gestionale di una realtà che ha costruito la propria identità attorno all’incontro tra cucina, mare e socialità. Il Petè è oggi un punto di riferimento della ristorazione sul lungomare di Civitanova Marche, con una proposta che combina gastronomia, ospitalità e momenti di intrattenimento. Il suo percorso evidenzia una concezione dell’accoglienza nella quale la qualità dell’esperienza assume un ruolo centrale: il cibo, il servizio, l’ambiente e l’evento diventano
MICHELANGELO AGRUSTI
Cultura, impresa e sviluppo del territorio Michelangelo Agrusti è una figura di riferimento nel panorama culturale, imprenditoriale e istituzionale del Friuli Venezia Giulia. Presidente di Fondazione Pordenonelegge.it, è stato confermato nell’aprile 2026 alla guida del Consiglio di Amministrazione fino al 2029, con voto unanime dell’Assemblea dei Soci fondatori. Il suo percorso mette in relazione cultura, impresa, formazione e sviluppo territoriale, attraverso incarichi che nel tempo lo hanno portato a confrontarsi con il mondo industriale, istituzionale e associativo. La presidenza di Pordenonelegge si inserisce quindi in un profilo più ampio, nel quale la cultura viene interpretata anche come strumento di crescita civile, apertura internazionale e valorizzazione delle comunità. La guida di Fondazione Pordenonelegge.it Alla guida della Fondazione, Agrusti contribuisce allo sviluppo di una delle manifestazioni letterarie più importanti del panorama italiano: pordenonelegge – Festa del libro e della libertà. Il festival è diventato nel tempo un appuntamento capace di portare a Pordenone scrittori, poeti, intellettuali, editori e protagonisti della cultura italiana e internazionale. La Fondazione ha progressivamente ampliato la propria attività, trasformando il festival in un progetto culturale articolato, con iniziative distribuite durante l’anno e in diversi comuni del Friuli Venezia Giulia. La conferma di Agrusti fino al 2029 rappresenta, in questo senso, la prosecuzione di un percorso fondato sulla continuità della governance e sul consolidamento del progetto culturale. Per approfondire il ruolo e le attività della Fondazione è possibile consultare il sito ufficiale di Pordenonelegge. Cultura come valore civile Uno degli elementi centrali della visione associata ad Agrusti è il rapporto tra libro, cultura e libertà. La letteratura non viene considerata soltanto come intrattenimento o divulgazione, ma come uno spazio nel quale sviluppare pensiero critico, confronto e consapevolezza. È questa impostazione a rendere Pordenonelegge un progetto che va oltre il tradizionale festival letterario: un luogo di incontro tra persone, idee e generazioni differenti. Il libro diventa così uno strumento di dialogo e partecipazione, capace di contribuire alla crescita culturale di una comunità. Manager e rappresentante del sistema industriale Parallelamente all’impegno culturale, Michelangelo Agrusti ha sviluppato una lunga esperienza nel mondo dell’impresa e della rappresentanza industriale. È Presidente di Confindustria Alto Adriatico, realtà che rappresenta il sistema industriale dei territori di Pordenone, Gorizia e Trieste. Questa dimensione professionale aggiunge al suo profilo una forte componente manageriale e organizzativa. La conoscenza del tessuto produttivo del Nord-Est gli consente di leggere il territorio non soltanto attraverso le sue espressioni culturali, ma anche attraverso industria, lavoro, formazione, innovazione e competitività. Esperienza istituzionale Il percorso di Agrusti comprende anche una significativa esperienza politica e istituzionale. È stato sindaco di Casarsa della Delizia dal 1980 al 1990 e successivamente deputato al Parlamento italiano durante la X e la XI Legislatura. Questa esperienza ha contribuito alla costruzione di un profilo abituato al confronto con istituzioni, amministrazioni pubbliche, associazioni e rappresentanti del mondo economico. Il rapporto tra pubblico e privato, tra istituzioni e territorio, costituisce quindi uno degli elementi ricorrenti della sua esperienza professionale. Formazione e innovazione Un’altra area importante dell’attività di Agrusti riguarda la formazione e l’innovazione. Tra gli incarichi territoriali figurano la presidenza della Fabbrica Modello, della Lean Experience Factory Fondazione e della Fondazione ITS per ICT Alto Adriatico. Sono realtà che operano in ambiti differenti ma accomunati dalla necessità di sviluppare competenze, innovazione tecnologica, cultura industriale e formazione professionale. Questa componente rafforza la dimensione manageriale del suo profilo e mette in evidenza l’importanza attribuita al rapporto tra conoscenza, lavoro e competitività del territorio. Un progetto culturale in crescita Durante gli anni della sua presidenza, Pordenonelegge ha consolidato la propria capacità di attrarre pubblico e protagonisti della cultura. Secondo i dati diffusi dalla Fondazione e ripresi da RaiNews, le attività sviluppate negli anni hanno superato complessivamente 600mila presenze, mentre l’impatto economico generato sul territorio è stato indicato in oltre 11 euro per ogni euro pubblico investito. Questi risultati mostrano come un grande evento culturale possa produrre ricadute che interessano non soltanto il settore editoriale, ma anche turismo, commercio, servizi, accoglienza e promozione territoriale. La cultura diventa così anche una leva di sviluppo locale. Attitudini e competenze Il percorso di Michelangelo Agrusti evidenzia alcune caratteristiche professionali particolarmente significative. Leadership La capacità di guidare organizzazioni complesse e di costruire continuità nei progetti di lungo periodo. Visione territoriale Un’attenzione costante alla crescita del Friuli Venezia Giulia e alla valorizzazione delle sue competenze culturali, industriali e formative. Capacità manageriale L’esperienza maturata nella rappresentanza d’impresa e nella gestione di realtà dedicate a innovazione e formazione. Dialogo istituzionale Una lunga esperienza nel rapporto con istituzioni, amministrazioni, imprese e organizzazioni territoriali. Sensibilità culturale La capacità di interpretare la cultura come patrimonio collettivo e come strumento di confronto democratico. Orientamento all’innovazione L’attenzione verso nuove competenze, tecnologie, formazione e trasformazione dei sistemi produttivi. Mission La missione che emerge dal percorso di Agrusti può essere sintetizzata nella volontà di rafforzare le relazioni tra cultura, impresa e territorio. Da una parte, la promozione del libro e della letteratura attraverso Pordenonelegge; dall’altra, il sostegno alla competitività del sistema produttivo attraverso la rappresentanza industriale e la formazione. Sono due dimensioni apparentemente diverse che trovano un punto d’incontro nella valorizzazione del capitale umano. Conoscenza, creatività, competenze e capacità di innovare diventano infatti risorse strategiche tanto per una comunità culturale quanto per un sistema economico. Progetti e prospettive Il nuovo mandato alla guida della Fondazione, con scadenza nel 2029, offre l’opportunità di proseguire il percorso di crescita di Pordenonelegge. Tra le direttrici di sviluppo assumono particolare rilievo l’ampliamento delle attività culturali, la presenza sul territorio regionale, il coinvolgimento delle nuove generazioni e il rafforzamento delle relazioni con il mondo dell’editoria. La sfida è continuare a far crescere il festival mantenendone l’identità originaria: un grande appuntamento con i libri, ma anche un luogo di confronto, libertà e partecipazione. Il rapporto con il territorio Pordenonelegge rappresenta oggi uno degli strumenti attraverso i quali il territorio friulano può raccontarsi al pubblico nazionale e internazionale. La presenza di autori e protagonisti della cultura contribuisce infatti a rafforzare la reputazione della città e dell’intero Friuli Venezia Giulia. Per Agrusti, il valore di questo progetto risiede
GIUSEPPE D’AVINO
Industria, tradizione e cultura nella storia di Strega Alberti Benevento L’ingegnere Giuseppe D’Avino è una figura di riferimento nel panorama imprenditoriale sannita e italiano, legata alla guida di Strega Alberti Benevento S.p.A., storica realtà fondata nel 1860 e conosciuta nel mondo soprattutto per il celebre Liquore Strega. Il suo percorso professionale unisce management, impresa familiare, tutela della tradizione, sviluppo del brand e impegno culturale. La sua presenza ai vertici dell’azienda è documentata nel tempo anche da atti della Gazzetta Ufficiale, che lo indicano come amministratore delegato e legale rappresentante della società. Il profilo di Giuseppe D’Avino si sviluppa quindi all’interno di una realtà che non rappresenta soltanto un marchio storico dell’agroalimentare italiano, ma anche un importante punto di incontro tra impresa, identità territoriale e cultura. Presidente e guida di Strega Alberti Benevento Alla guida di Strega Alberti Benevento, Giuseppe D’Avino ha il compito di custodire e valorizzare un patrimonio imprenditoriale costruito in oltre un secolo e mezzo di attività. L’azienda mantiene il proprio storico insediamento produttivo a Benevento e continua a rappresentare una delle realtà più riconoscibili del territorio sannita. La produzione comprende il Liquore Strega e altre specialità legate alla tradizione aziendale e dolciaria. La sua leadership può essere letta attraverso un equilibrio tra continuità e innovazione: preservare la riconoscibilità di un marchio storico e, allo stesso tempo, accompagnare l’impresa nell’evoluzione dei mercati, dei consumatori e della comunicazione contemporanea. Una leadership fondata sulla continuità Guidare un’azienda storica significa amministrare il presente senza perdere il legame con le proprie radici. Nel caso di Strega Alberti, la tradizione imprenditoriale è strettamente connessa alla storia della famiglia, alla città di Benevento e alla costruzione di un’identità di marca diventata nel tempo parte dell’immaginario italiano. Il valore di questa continuità emerge anche dalla storia dell’impresa: l’azienda affonda le proprie origini nel 1860 e ha costruito nel tempo un patrimonio produttivo e culturale che va oltre il singolo prodotto. In questo scenario, l’attività di Giuseppe D’Avino si inserisce in una visione di governance familiare, responsabilità imprenditoriale e tutela del patrimonio industriale. Industria e territorio: il legame con Benevento Uno degli aspetti più rilevanti del profilo di Giuseppe D’Avino è il rapporto tra impresa e territorio. Strega Alberti è profondamente legata a Benevento, città nella quale continua a essere presente con il proprio stabilimento e con una storia industriale che attraversa generazioni. L’impresa diventa così anche un elemento di identità territoriale. Il brand porta nel mondo un nome legato al Sannio, alle sue tradizioni e a un immaginario culturale che ha contribuito a rendere il Liquore Strega immediatamente riconoscibile. Questa connessione tra azienda, comunità e patrimonio locale rappresenta una delle chiavi attraverso cui leggere il percorso manageriale di D’Avino. L’impegno per il sistema imprenditoriale Giuseppe D’Avino ha avuto un ruolo anche nell’ambito della rappresentanza imprenditoriale. La documentazione di Confindustria Benevento lo indica come Past President, confermando il suo coinvolgimento nelle dinamiche di sviluppo del sistema economico e produttivo locale. Questa esperienza amplia il profilo del manager oltre i confini della singola azienda. La rappresentanza industriale richiede infatti capacità di dialogo con imprese, istituzioni e territorio, oltre a una visione capace di interpretare le esigenze delle aziende e le trasformazioni del contesto economico. Tra i concetti che meglio descrivono questa dimensione emergono leadership territoriale, rappresentanza d’impresa, sviluppo economico, competitività e collaborazione tra istituzioni e sistema produttivo. Strega Alberti e il Premio Strega Uno degli elementi più significativi della storia di Giuseppe D’Avino è il suo rapporto con il mondo della cultura e della letteratura attraverso il Premio Strega. Il legame tra Strega Alberti e il premio letterario risale alla nascita della manifestazione nel 1947. Negli anni, l’azienda ha continuato a sostenere e promuovere un progetto culturale diventato uno dei più riconoscibili nel panorama editoriale italiano. Giuseppe D’Avino è stato indicato dal sito del Premio Strega come presidente e amministratore delegato di Strega Alberti Benevento in occasione delle attività legate alla manifestazione. Questo legame racconta una visione dell’impresa nella quale il successo economico può convivere con il sostegno alla cultura, alla creatività e alla diffusione della letteratura italiana. Cultura d’impresa e responsabilità sociale L’impegno culturale dell’azienda si manifesta anche attraverso iniziative dedicate alla valorizzazione della propria storia e del proprio patrimonio. Tra queste rientra Spazio Strega, luogo dedicato alla memoria e alla cultura d’impresa, sviluppato all’interno dello stabilimento di Benevento. Museimpresa documenta il progetto e le attività culturali promosse dalla società, con la partecipazione di Giuseppe D’Avino in qualità di presidente. In questa prospettiva, il concetto di impresa si amplia. L’azienda non è soltanto produzione, mercato e distribuzione, ma può diventare anche archivio di memoria, luogo di formazione, promotore culturale e presidio identitario per il territorio. Formazione e attenzione alle nuove generazioni Il rapporto con il territorio comprende anche iniziative rivolte alla formazione. Strega Alberti Benevento ha promosso borse di studio destinate a studenti dell’Istituto Alberti, con un’iniziativa dedicata al merito scolastico e alla valorizzazione dei giovani. La presidenza di Giuseppe D’Avino è indicata nell’ambito dell’iniziativa. La formazione rappresenta un investimento sul futuro e un collegamento concreto tra il mondo della scuola e quello dell’impresa. Attraverso questo tipo di attività emergono concetti come ricambio generazionale, valorizzazione del talento, responsabilità sociale d’impresa e sviluppo delle competenze. Le principali attitudini professionali Il profilo professionale di Giuseppe D’Avino può essere sintetizzato attraverso alcune competenze e caratteristiche distintive. Visione strategica La capacità di guidare un marchio storico in un mercato in continua trasformazione, preservandone identità e riconoscibilità. Tutela della tradizione L’attenzione verso il patrimonio industriale, la storia aziendale e i valori che hanno costruito la reputazione di Strega Alberti. Leadership imprenditoriale L’esperienza maturata nella gestione aziendale e nella rappresentanza del sistema imprenditoriale locale. Radicamento territoriale Il forte legame con Benevento e con il Sannio, interpretati non soltanto come luoghi di produzione ma come parte integrante dell’identità del brand. Sensibilità culturale Il rapporto con il Premio Strega e con le iniziative culturali rappresenta uno degli elementi più distintivi del suo percorso. Attenzione alla formazione Il sostegno a iniziative dedicate agli studenti e alle nuove generazioni evidenzia una visione orientata anche alla
GENNARO MINCIONE
Leadership, visione industriale e sviluppo del distretto orafo Oromare Gennaro Mincione opera nel settore della manifattura orafa e dello sviluppo industriale come Amministratore Delegato e Chairman di Oromare Promogest Srl, realtà collegata alla gestione e alla valorizzazione del Centro Orafo Produttivo Oromare di Marcianise, nel territorio casertano. Il suo profilo professionale si caratterizza per una visione orientata alla governance, alla crescita del sistema produttivo, all’internazionalizzazione e alla valorizzazione delle competenze che compongono la filiera dell’oro e del gioiello. Al centro della sua attività emerge un obiettivo preciso: trasformare un insieme di imprese, laboratori e professionalità specializzate in un ecosistema capace di dialogare con il mercato contemporaneo, mantenendo al tempo stesso un forte legame con il Made in Italy, l’artigianato e il patrimonio manifatturiero della Campania. Ruolo e responsabilità in Oromare Nel suo ruolo di amministratore e presidente, Gennaro Mincione è associato alla definizione delle direttrici strategiche di Oromare, polo produttivo dedicato all’oreficeria, alla gioielleria e alle attività connesse alla filiera dei preziosi. Le sue mansioni possono essere ricondotte a diverse aree di responsabilità: indirizzo strategico, coordinamento manageriale, sviluppo delle relazioni istituzionali, promozione del distretto, attrazione di opportunità commerciali e costruzione di partnership. La funzione di leadership non riguarda quindi soltanto la gestione ordinaria, ma anche la capacità di leggere l’evoluzione dei mercati e accompagnare le imprese verso nuovi scenari produttivi e commerciali. Tra i temi centrali della sua attività rientrano la competitività delle aziende, la modernizzazione del comparto orafo, l’innovazione organizzativa e il rafforzamento della presenza internazionale delle produzioni italiane. Un progetto industriale che mette al centro la filiera Il progetto Oromare rappresenta un modello di aggregazione produttiva. L’idea è quella di riunire in un unico ecosistema imprese, artigiani, competenze tecniche e servizi collegati al mondo del gioiello. Questo approccio favorisce la collaborazione tra professionalità differenti e permette di valorizzare l’intera catena del valore: dalla progettazione al design, dalla lavorazione dei materiali alla produzione, fino alle attività commerciali e alla presenza sui mercati.La visione associata alla leadership di Mincione punta quindi a rafforzare il concetto di distretto produttivo evoluto, dove tradizione artigianale e innovazione possano convivere.Per approfondire il progetto industriale e la storia del polo è utile consultare il sito ufficiale di Oromare. Leadership e capacità di sviluppo Uno degli elementi che caratterizzano il percorso professionale di Gennaro Mincione è la capacità di operare in una fase di trasformazione del settore orafo. La gestione di un polo produttivo richiede infatti competenze trasversali: visione economica, capacità organizzativa, dialogo con le imprese, relazioni con le istituzioni e attenzione alle dinamiche internazionali. In questa prospettiva, la sua attività può essere letta attraverso parole chiave e concetti correlati quali: Questi elementi contribuiscono a definire un profilo manageriale orientato alla costruzione di reti e alla crescita di un sistema produttivo complesso. Internazionalizzazione e apertura ai mercati La dimensione internazionale rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo del comparto orafo. Per una realtà come Oromare, l’apertura verso nuovi mercati significa creare occasioni di incontro tra imprese italiane, operatori commerciali, investitori e istituzioni. In questo contesto, il ruolo di Gennaro Mincione è riconducibile alla promozione di relazioni capaci di ampliare la visibilità del distretto e di favorire nuove opportunità per le aziende che ne fanno parte. L’internazionalizzazione non viene interpretata esclusivamente come esportazione del prodotto, ma come costruzione di una presenza stabile, riconoscibile e competitiva del sistema orafo italiano nei mercati globali. La valorizzazione del Made in Italy La missione professionale attribuibile al progetto guidato da Mincione ruota attorno alla tutela e al rilancio delle competenze manifatturiere italiane. Nel settore della gioielleria, il valore del Made in Italy nasce dall’incontro tra creatività, tecnica, esperienza artigiana, qualità dei materiali e capacità imprenditoriale. Oromare si inserisce in questa tradizione con l’obiettivo di creare un punto di connessione tra la storia dell’oreficeria campana e le esigenze del mercato contemporaneo. Il distretto rappresenta inoltre un collegamento ideale con importanti patrimoni produttivi del territorio, dalle competenze dell’oreficeria napoletana alla lavorazione del corallo e del cammeo. Formazione, giovani e ricambio generazionale Un sistema produttivo può crescere nel tempo soltanto se riesce a trasferire conoscenze e competenze alle nuove generazioni. Per questo, il rapporto tra impresa, formazione, scuole, università e giovani professionisti rappresenta un tema strategico per il futuro dell’oreficeria italiana. La formazione tecnica e specialistica permette infatti di preservare mestieri ad alta qualificazione e, contemporaneamente, di introdurre nuove competenze legate al design digitale, alla progettazione, alle tecnologie produttive e alla comunicazione internazionale. In questa prospettiva, il ricambio generazionale diventa parte integrante dello sviluppo industriale: non soltanto conservazione del sapere, ma capacità di rinnovarlo. La mission: costruire un ecosistema, non soltanto un centro produttivo La mission associata alla visione di Gennaro Mincione può essere sintetizzata nella volontà di rafforzare un ecosistema dell’oreficeria capace di unire imprese, competenze, tradizione e innovazione. Il progetto non si limita alla disponibilità di spazi produttivi. L’obiettivo è creare relazioni, favorire sinergie e aumentare la capacità competitiva delle aziende che operano nel comparto. In questa logica, parole come rete, collaborazione, integrazione, filiera e comunità produttiva assumono un significato concreto. La crescita di un distretto diventa così anche crescita del territorio, delle professionalità e delle opportunità economiche. Attitudini professionali Il profilo di Gennaro Mincione può essere descritto attraverso alcune principali attitudini manageriali. Visione strategica La capacità di individuare prospettive di sviluppo e trasformare le potenzialità del territorio in progetti strutturati. Capacità di aggregazione La propensione a mettere in relazione imprese, artigiani, professionisti e istituzioni attorno a obiettivi condivisi Orientamento internazionale L’attenzione verso mercati esteri, partnership e opportunità capaci di ampliare la presenza del sistema produttivo italiano. Valorizzazione del territorio La consapevolezza che la competitività di un’impresa può essere rafforzata dal patrimonio di competenze, cultura e tradizione che caratterizza il territorio in cui opera. Innovazione e continuità La volontà di innovare senza perdere il patrimonio tecnico e umano costruito dalle precedenti generazioni di maestri artigiani. Progetti e prospettive Tra le direttrici che caratterizzano il percorso di sviluppo di Oromare emergono il consolidamento del distretto, il rafforzamento delle relazioni internazionali, la promozione della formazione e la valorizzazione della manifattura orafa italiana. La
VINCENZO DE GIORGIO
Lo chef italiano che porta la cucina italiana nel mondo Vincenzo De Giorgio è uno chef italiano originario di Taranto, nato il 26 novembre 1965, con un percorso professionale costruito attraverso esperienze nella ristorazione italiana e internazionale. La sua formazione nasce in un ambiente familiare profondamente legato alla cultura del cibo: il contatto con il mondo della panificazione, con gli ortaggi coltivati e con le conserve preparate in famiglia rappresenta una delle prime esperienze attraverso le quali sviluppa una naturale familiarità con gli ingredienti e con il valore della convivialità.Oggi vive e lavora a Londra, dove opera come Private Chef, proponendo un modello di cucina personalizzato che combina gastronomia italiana, piatti gourmet e contaminazioni internazionali. La sua scheda professionale lo presenta come chef italiano con una lunga esperienza, maturata anche nel ruolo di executive chef. Le origini pugliesi e la passione per la cucina La storia professionale di De Giorgio è profondamente collegata alle sue radici pugliesi. Nato a Taranto, cresce in una famiglia nella quale la cucina rappresenta un elemento quotidiano della vita. Da ragazzo frequenta il panificio dello zio, mentre la madre gestisce una panetteria e il padre coltiva ortaggi destinati anche alla trasformazione in conserve. È un patrimonio di esperienze semplici ma fondamentali, che contribuisce a sviluppare una particolare sensibilità verso la materia prima, la stagionalità e la cucina fatta in casa. Questa cultura costituisce ancora oggi una componente importante della sua identità gastronomica. La formazione professionale Dopo il percorso scolastico presso l’istituto alberghiero, De Giorgio consegue il titolo di Tecnico delle Attività Alberghiere. La formazione teorica viene successivamente affiancata da una lunga esperienza sul campo, sviluppata in contesti differenti: dalla trattoria alla pizzeria, dalla ristorazione tradizionale alle strutture alberghiere di alto livello. Questa varietà di ambienti gli permette di acquisire una visione ampia della professione dello chef, comprendendo non soltanto la preparazione dei piatti, ma anche l’organizzazione della cucina, il coordinamento del servizio e il controllo della qualità. Una carriera tra Italia e internazionale Nel corso della sua carriera Vincenzo De Giorgio ha ricoperto ruoli di responsabilità in diverse realtà della ristorazione, arrivando a maturare una significativa esperienza come executive chef. La sua professionalità si sviluppa quindi lungo più livelli: dalla cucina operativa alla gestione delle brigate, dalla progettazione dei menu al controllo delle materie prime.Questa esperienza rappresenta oggi una delle basi del suo lavoro come chef privato, nel quale deve essere in grado di gestire autonomamente ogni fase dell’esperienza gastronomica. Le competizioni gastronomiche Il percorso professionale di De Giorgio comprende anche diverse partecipazioni a competizioni gastronomiche nazionali e internazionali. Nel 2002 conquista il primo posto allo Snack Time in Slovenia nella categoria dedicata ai piatti freddi, presentando un carpaccio di carote e zucchine. Nel 2008 partecipa alla manifestazione europea Maratona a Tavola, campionato della gastronomia italiana nel mondo patrocinato da ExpoLevante Fiera del Levante di Bari, classificandosi al primo posto nella categoria dei secondi piatti con una preparazione a base di provola del Salento, funghi carboncelli e cime di rapa. Nel 2009 raggiunge inoltre la finale del Dega Festival di Riccione nella categoria antipasti. Questi risultati testimoniano una propensione alla competizione, alla sperimentazione e alla ricerca gastronomica già presente nelle prime fasi della sua carriera. Il trasferimento a Londra Nel 2018 De Giorgio decide di trasferirsi a Londra per intraprendere una nuova fase professionale. Il cambiamento rappresenta una scelta importante: dalla cucina organizzata secondo i modelli tradizionali della ristorazione passa progressivamente verso il mondo del private dining, nel quale lo chef lavora direttamente per il cliente e costruisce esperienze gastronomiche personalizzate. La sua attuale scheda professionale conferma il trasferimento a Londra nel 2018 e descrive questa nuova fase come una sfida professionale che gli ha permesso di sviluppare ulteriormente la propria identità di chef privato. Il Private Chef come nuova frontiera Oggi Vincenzo De Giorgio opera come Private Chef a Londra, proponendo cene private ed esperienze gastronomiche su misura. Il modello del cuoco personale richiede competenze diverse rispetto a quelle di un ristorante tradizionale. Lo chef deve infatti comprendere rapidamente le esigenze del cliente, progettare il menu, selezionare le preparazioni, organizzare il servizio e garantire discrezione durante l’intera esperienza. De Giorgio indica proprio qualità, flessibilità e discrezione tra gli elementi caratterizzanti del proprio servizio. Una cucina italiana aperta alla contaminazione La sua proposta gastronomica mantiene una forte matrice italiana, ma non si limita alla cucina tradizionale. La scheda professionale di Take a Chef evidenzia infatti la sua esperienza nella preparazione di piatti italiani, gourmet e fusion, con menu capaci di spaziare dalla cucina mediterranea alle influenze francesi e giapponesi. Nel suo repertorio compaiono preparazioni tradizionali italiane come parmigiana, caprese, lasagne e pasta alla Norma, accanto a proposte come sushi, gyoza, chicken katsu, salmon tartare e preparazioni fusion. Questa apertura permette allo chef di costruire menu personalizzati in base ai gusti e alle esigenze dei committenti. La materia prima al centro La sua filosofia parte dalla qualità degli ingredienti. L’esperienza maturata nella cucina italiana e quella sviluppata successivamente all’estero gli consentono di lavorare con materie prime differenti, mantenendo un’attenzione particolare all’equilibrio tra gusto, consistenza, presentazione e armonia del piatto. La sua scheda professionale sottolinea inoltre l’importanza attribuita alla presentazione: per De Giorgio anche l’aspetto visivo anticipa l’esperienza gastronomica e contribuisce alla percezione complessiva del piatto. Il rapporto con il cliente Nel lavoro di chef privato, la relazione con il committente diventa parte integrante della professionalità. De Giorgio dichiara di considerare la soddisfazione del cliente una priorità, mostrando disponibilità verso richieste particolari e menu personalizzati. Questo approccio trasforma la cena privata in un’esperienza progettata intorno alla persona: esigenze alimentari, preferenze gastronomiche, occasione, numero degli ospiti e stile dell’evento possono diventare elementi della costruzione del menu. Organizzazione e servizio Oltre alla creatività culinaria, il lavoro dello chef richiede una forte capacità organizzativa. De Giorgio dichiara di possedere esperienza nell’organizzazione e nel monitoraggio della qualità del cibo, della presentazione e del servizio.Questa competenza è particolarmente importante nel private dining, dove lo chef è responsabile di una parte significativa dell’intero processo: dalla progettazione alla preparazione, dalla gestione delle tempistiche
SALVATORE SANTUCCI
Il Maestro dell’Impasto che porta la pizza napoletana tra tradizione, ricerca e innovazione Salvatore Santucci è un maestro pizzaiolo napoletano, esperto di impasti, formatore e istruttore della Verace Pizza Napoletana, oggi alla guida della sua omonima pizzeria nel cuore del Vomero, in via Giotto 14. Il suo percorso professionale è costruito intorno a una convinzione precisa: l’impasto è l’anima della pizza. Da questa idea nasce una ricerca costante sulle farine, sulla fermentazione, sulle temperature, sulla maturazione e sulle diverse tecniche di lavorazione. La sua esperienza è stata riconosciuta anche dal Gambero Rosso, che nel 2020 gli ha assegnato il premio speciale Maestro dell’Impasto. Una vocazione nata nei vicoli di Napoli La storia professionale di Santucci comincia molto presto. Cresciuto nel quartiere Forcella, rimane affascinato fin da bambino dal gesto del pizzaiolo e dalla manualità necessaria per trasformare farina, acqua e lievito in una pizza. Il suo ingresso nel mondo del lavoro avviene giovanissimo e, nel corso degli anni, quella che nasce come vocazione si trasforma in una vera professione. Dopo la formazione all’Istituto Alberghiero di Napoli, approfondisce le proprie competenze anche alla scuola ALMA, esperienza che contribuisce a rafforzare la sua attenzione verso precisione, tecnica e cultura gastronomica. Il Maestro dell’Impasto La definizione di Maestro dell’Impasto non è soltanto un titolo, ma rappresenta il cuore stesso della sua filosofia professionale. Il Gambero Rosso ha raccontato il suo percorso mettendo in evidenza la ricerca quasi scientifica condotta sugli impasti: Santucci studia infatti il comportamento delle farine, i processi chimici, le temperature di fermentazione e il rapporto tra impasto e condimento. La sua impostazione parte da un principio fondamentale: non esiste un impasto valido in assoluto, ma l’impasto più adatto a un determinato risultato gastronomico. Da qui deriva la sperimentazione su differenti farine, consistenze, idratazioni e tecniche, con l’obiettivo di costruire una pizza equilibrata, digeribile e riconoscibile. La filosofia: “l’arte di vestire la tradizione” Il progetto attuale porta con sé un’espressione che sintetizza efficacemente la sua filosofia: “l’arte di vestire la tradizione”. La pizza di Santucci rimane profondamente legata alla tradizione napoletana, ma non rinuncia alla ricerca contemporanea. Il cornicione soffice e alveolato, il centro sottile e la cura della cottura costituiscono la base di una proposta che introduce anche differenti interpretazioni dell’impasto. Tradizione e innovazione diventano quindi due elementi complementari: la prima garantisce identità, la seconda permette di continuare a evolvere. La ricerca sui diversi impasti Uno degli aspetti più caratteristici della sua attività è la sperimentazione. Nel nuovo progetto del Vomero Santucci propone differenti tipologie di impasto, tra cui verace, integrale, curcuma e carbone vegetale, ciascuna pensata per creare caratteristiche sensoriali differenti. Il principio è quello di mettere l’impasto al centro dell’esperienza gastronomica, facendolo dialogare con il topping e con la materia prima. Questa impostazione permette di trasformare la pizza in un vero percorso di degustazione, nel quale consistenza, profumi, croccantezza, morbidezza e persistenza diventano parte integrante del piatto. Un professionista della formazione La sua attività non si limita alla pizzeria. Santucci ha sviluppato negli anni una significativa esperienza nella formazione professionale, collaborando con il Gambero Rosso e partecipando a percorsi dedicati alla preparazione dei pizzaioli. È inoltre istruttore dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, contribuendo alla trasmissione delle tecniche e dei valori legati alla pizza napoletana. La didattica rappresenta per lui un’estensione naturale del mestiere: insegnare significa condividere conoscenze sulla materia prima, sulla lavorazione, sulla lievitazione e sulla cottura, ma anche trasmettere il rispetto per una tradizione gastronomica riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Un’esperienza internazionale La sua attività di formazione e divulgazione ha oltrepassato i confini italiani. Il profilo professionale pubblicato dalla pizzeria racconta esperienze formative e workshop in Australia, Messico, Repubblica Dominicana e diversi Paesi europei, mentre il percorso raccontato dal Gambero Rosso evidenzia la sua esperienza nella formazione internazionale e la creazione di scuole di lievitazione in città come Pechino, Shanghai e Sydney. La sua figura diventa così quella di un vero ambasciatore della cultura della pizza napoletana, capace di portare tecniche e conoscenze italiane all’interno di contesti gastronomici internazionali. La televisione e la divulgazione Santucci è stato anche protagonista di programmi televisivi dedicati al mondo della pizza e della gastronomia. Tra le esperienze più note figurano “Margherita e le sue sorelle”, trasmissione di Gambero Rosso TV, e “Il Boss delle Pizze” su Alice TV. La televisione ha contribuito a rendere più accessibile al grande pubblico il suo lavoro, mostrando il lato tecnico e artigianale della pizza e portando l’attenzione su un elemento spesso sottovalutato: la complessità dell’impasto. Il ritorno al Vomero Dopo l’esperienza di Ammaccàmm a Pozzuoli, che aveva conquistato anche i Tre Spicchi del Gambero Rosso, Santucci è tornato nel 2025 con un nuovo progetto personale nel quartiere Vomero. La Salvatore Santucci Pizzeria, in via Giotto 14, rappresenta oggi una nuova fase della sua carriera: un luogo nel quale concentrare esperienza, ricerca e identità personale. Il locale viene presentato come uno spazio accogliente e familiare, nel quale la pizza è costruita intorno alla cura dell’impasto e alla selezione delle materie prime. La pizza come ricerca gastronomica Il menu riflette questa filosofia attraverso pizze tradizionali e interpretazioni più contemporanee. Accanto a classici come la Margherita, la proposta comprende pizze e percorsi nei quali l’impasto assume caratteristiche differenti, come la Marinera con impasto al carbone vegetale o la Gialla in Crosta con impasto alla curcuma. La stagionalità e la selezione degli ingredienti completano la ricerca. Il risultato è una pizza che cerca di mantenere il legame con la tradizione senza rinunciare alla sperimentazione tecnica e creativa. Lievito madre, fermentazione e conoscenza della materia Per Santucci la competenza del pizzaiolo passa inevitabilmente dalla conoscenza della materia prima. Farine, acqua, lievito, sale e temperatura sono elementi di un processo nel quale anche piccole variazioni possono modificare il risultato. La sua ricerca privilegia in particolare l’impasto diretto e il controllo della temperatura di fermentazione, elementi che considera fondamentali per ottenere determinate caratteristiche aromatiche e strutturali. La tecnica, quindi, non viene utilizzata per allontanarsi dalla tradizione, ma per comprenderla più profondamente. Buono, sano, bello Una delle espressioni associate alla sua filosofia
GUGLIELMO WURZBURGER
La quarta generazione di Caffè Kenon e l’arte dell’espresso napoletano Guglielmo Wurzburger rappresenta la quarta generazione della famiglia che dal 1892 porta avanti a Napoli una storia imprenditoriale profondamente legata alla cultura del caffè. Insieme al fratello Giovanni, è oggi impegnato nella continuità e nello sviluppo di Caffè Kenon, storica torrefazione partenopea che ha trasformato la tradizione dell’espresso napoletano in un’identità aziendale riconoscibile anche oltre i confini regionali. Il suo profilo unisce tradizione familiare, competenza produttiva, ricerca sulla materia prima e visione imprenditoriale, con l’obiettivo di custodire il patrimonio della torrefazione napoletana adattandolo alle esigenze del mercato contemporaneo. Una storia familiare iniziata nel 1892 La vicenda della famiglia Wurzburger nel mondo del caffè affonda le proprie radici nella Napoli di fine Ottocento. Nel 1892 prende avvio l’attività che avrebbe successivamente dato origine all’attuale realtà Kenon. Nel corso delle generazioni l’impresa attraversa diverse trasformazioni, mantenendo però centrale il rapporto con la selezione, la tostatura e la cultura dell’espresso.Un passaggio importante arriva nel 1962 con la nascita della Cafè Centro Brasil. Nel 1986 il marchio si evolve in Kenon, mentre la produzione viene trasferita nello stabilimento di Arzano, nell’area metropolitana di Napoli. È all’interno di questa storia che si inserisce la generazione rappresentata oggi da Guglielmo e Giovanni Wurzburger. L’eredità di Vittorio Wurzburger La continuità familiare passa attraverso la figura di Vittorio Wurzburger, padre di Guglielmo e Giovanni, ricordato nel mondo del caffè napoletano con l’appellativo di “’o rre d”o cafè”.L’eredità ricevuta non è soltanto imprenditoriale. È soprattutto una cultura del prodotto costruita sulla conoscenza delle miscele, sull’attenzione alla tostatura e sulla ricerca di una precisa identità organolettica. Per Guglielmo Wurzburger raccogliere questa eredità significa quindi mantenere vivo un patrimonio professionale, senza rinunciare all’innovazione necessaria per affrontare un mercato sempre più competitivo e internazionale. Il ruolo nella produzione All’interno di Caffè Kenon, Guglielmo Wurzburger è particolarmente coinvolto nella supervisione della produzione e nelle scelte che riguardano la qualità del prodotto. La sua concezione del caffè parte dalla materia prima. Il chicco non viene considerato un elemento indistinto, ma una materia complessa che richiede selezione, conoscenza delle origini, tostatura appropriata e controllo costante del processo produttivo. Questa impostazione porta a valorizzare le caratteristiche specifiche delle diverse varietà e a ricercare, attraverso la tostatura, il miglior equilibrio possibile nella tazzina. La filosofia del caffè Uno degli aspetti più caratterizzanti della filosofia di Guglielmo Wurzburger è la considerazione del caffè come un prodotto gastronomico complesso. Il caffè, nella sua visione, non è semplicemente una bevanda destinata a concludere un pasto o accompagnare una pausa: è una “pietanza”, un prodotto capace di esprimere profumi, aromi, corpo, persistenza e sfumature differenti. Questa interpretazione avvicina il mondo della torrefazione a quello della cultura gastronomica, nel quale ogni ingrediente deve essere conosciuto, rispettato e valorizzato. Selezione delle origini e tostatura La ricerca della qualità passa innanzitutto dalla selezione delle origini. Caffè Kenon pone particolare attenzione alle varietà di Arabica, utilizzate nelle proprie miscele insieme ad altre componenti selezionate secondo la filosofia produttiva dell’azienda. Un elemento distintivo è la tostatura separata delle singole varietà, una metodologia che consente di trattare ogni caffè secondo le sue caratteristiche e di costruire successivamente la miscela attraverso un preciso equilibrio di aromi e profili sensoriali. La tostatura diventa così una vera competenza artigianale: temperatura, tempi e sviluppo del chicco incidono direttamente sul risultato finale. Tradizione napoletana e innovazione Il percorso di Guglielmo Wurzburger si sviluppa all’interno di una dialettica precisa: conservare la tradizione senza trasformarla in immobilità. L’espresso napoletano possiede infatti caratteristiche culturali e sensoriali fortemente riconoscibili. Ma una torrefazione contemporanea deve anche confrontarsi con nuove modalità di consumo, mercati internazionali, evoluzione tecnologica, attenzione alla qualità e crescente interesse verso la provenienza delle materie prime. La sfida consiste quindi nel mantenere riconoscibile l’identità di Kenon, innovando processi, strumenti e modalità di distribuzione. Un’azienda proiettata sul mercato internazionale Caffè Kenon ha progressivamente trasformato la propria dimensione territoriale in una presenza commerciale più ampia.Secondo i dati aziendali riportati nella documentazione disponibile, il marchio è oggi presente in oltre 3.500 bar tra Italia ed estero, un dato che evidenzia la dimensione raggiunta dall’impresa. Questa crescita dimostra come l’espresso napoletano possa diventare anche un prodotto esportabile, capace di portare fuori dalla Campania un’immagine precisa della cultura del caffè partenopeo. Un mestiere che diventa identità La figura di Guglielmo Wurzburger si colloca quindi all’interno di un percorso nel quale impresa e identità territoriale procedono insieme. La sua attività contribuisce a mantenere vivo un patrimonio che comprende tecniche di tostatura, conoscenza delle miscele, rapporto con il mondo dei bar e cultura dell’espresso. Il suo lavoro non consiste semplicemente nel produrre caffè: significa continuare a raccontare, attraverso una tazzina, una parte della storia gastronomica e imprenditoriale di Napoli. Competenze e attitudini Il profilo professionale di Guglielmo Wurzburger si distingue per alcune competenze fondamentali: Sono competenze che si inseriscono in una professione nella quale esperienza, sensibilità sensoriale e capacità imprenditoriale devono convivere. La mission La mission di Guglielmo Wurzburger può essere sintetizzata nella volontà di preservare e sviluppare l’identità del vero espresso napoletano, mantenendo saldi i principi della tradizione e, allo stesso tempo, guardando al futuro.Il progetto di Caffè Kenon è quello di trasformare oltre un secolo di esperienza in un patrimonio contemporaneo, capace di parlare tanto al barista italiano quanto al consumatore internazionale. La tazzina diventa così il punto d’incontro tra storia familiare, cultura napoletana, artigianalità, tecnologia e mercato globale. Il valore di una quarta generazione Essere quarta generazione significa ricevere un’eredità importante, ma anche assumersi la responsabilità di interpretarla.Guglielmo Wurzburger rappresenta proprio questo passaggio: una nuova generazione chiamata a garantire continuità a un marchio storico, valorizzando il patrimonio costruito dalla famiglia e accompagnandolo verso nuove opportunità.Il suo percorso racconta dunque una storia di passione, competenza e appartenenza, nella quale il caffè diventa molto più di un prodotto commerciale.È un elemento della cultura napoletana, un rituale quotidiano e, al tempo stesso, un settore industriale nel quale la qualità della materia prima e la sapienza della tostatura continuano a fare la differenza. Conclusione Guglielmo Wurzburger è una delle figure della nuova
ELISABETTA D’ARIENZO
La ceramica di Vietri tra tradizione, ricerca e linguaggio contemporaneo Elisabetta D’Arienzo è ceramista, scultrice e illustratrice e rappresenta una delle espressioni più interessanti della nuova generazione dell’artigianato artistico di Vietri sul Mare, territorio storicamente legato alla ceramica e alla cultura materiale della Costiera Amalfitana. Il suo percorso professionale nasce all’interno della tradizione familiare della ceramica, ma si sviluppa progressivamente verso una ricerca personale caratterizzata da forme scultoree, sperimentazione, illustrazione, simbolismo e contaminazione tra arte e design. La sua presenza nel Libro d’Oro MAM – Maestro d’Arte e Mestiere della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, nell’edizione 2022, certifica il riconoscimento del suo percorso nell’ambito dell’artigianato artistico italiano. Una formazione tra scultura, illustrazione e ceramica Nata a Salerno nel 1987 e cresciuta a Vietri sul Mare, D’Arienzo ha avuto fin da giovane la possibilità di conoscere il mondo della ceramica attraverso la bottega di famiglia. Il suo percorso formativo si è poi ampliato attraverso gli studi artistici: dopo il liceo artistico ha approfondito la scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, per dedicarsi successivamente all’illustrazione presso la Scuola Italiana di Comix. Questa formazione multidisciplinare è fondamentale per comprendere il suo linguaggio creativo: nella sua produzione convivono infatti modellazione tridimensionale, sensibilità grafica, ricerca sulla forma e attenzione alla narrazione visiva. La ceramica come linguaggio personale Per Elisabetta D’Arienzo la ceramica non è soltanto una tecnica artigianale, ma un vero strumento di espressione personale. Nel suo percorso, l’argilla diventa materia da plasmare, deformare e reinterpretare. La tradizione vietrese costituisce il punto di partenza, mentre la ricerca contemporanea permette all’artista di sviluppare forme inaspettate, spesso sinuose e volutamente anticonvenzionali. Homo Faber sottolinea proprio questa capacità di coniugare metodi e tecniche artigianali tradizionali con forme eccentriche e contemporanee, individuando nella natura e nell’esoterismo alcune delle fonti ricorrenti della sua ricerca. Una cifra stilistica riconoscibile Il tratto distintivo delle opere di D’Arienzo è la capacità di trasformare la ceramica in una sorta di scultura abitabile dalla fantasia, nella quale il vaso, l’oggetto decorativo o la forma funzionale possono diventare creature, corpi, simboli e presenze fantastiche. Tra i temi ricorrenti compaiono elementi naturali, forme organiche, creature marine e strutture tentacolari. Le sue opere Métis e Materia mediterranea, presentate da Homo Faber, ne sono esempi particolarmente significativi: nel primo caso i tentacoli diventano la base stessa della scultura-vaso; nel secondo una trama tentacolare caratterizza l’imboccatura del manufatto. La ceramista utilizza così argilla, smalti, incisione, texture e modellazione per costruire un vocabolario visivo nel quale il riferimento alla tradizione rimane presente senza trasformarsi in semplice replica del passato. Tra Vietri e contemporaneità Il rapporto con Vietri sul Mare rappresenta un elemento centrale della sua identità artistica. D’Arienzo lavora all’interno di una comunità artigiana che ha fatto della ceramica una componente fondamentale della propria identità culturale, ma interpreta questo patrimonio attraverso una sensibilità contemporanea. La sua ricerca dimostra come la ceramica vietrese possa continuare a evolversi, mantenendo vivo il sapere manuale e introducendo al tempo stesso nuove forme, nuovi immaginari e nuove possibilità espressive. È proprio questa tensione tra memoria e innovazione, bottega e sperimentazione, artigianato e arte contemporanea a rendere particolarmente interessante il suo lavoro. Il riconoscimento MAM – Maestro d’Arte e Mestiere Nel 2022 Elisabetta D’Arienzo è stata inserita nel Libro d’Oro dei MAM – Maestri d’Arte e Mestiere della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, nella categoria Ceramica. La Fondazione documenta il suo percorso come scultrice, ceramista e illustratrice, ricordando anche le esperienze formative e l’attività didattica sviluppata negli anni. Il riconoscimento colloca quindi D’Arienzo all’interno di una rete nazionale di eccellenze dell’artigianato artistico italiano e valorizza non soltanto la qualità delle sue opere, ma anche la capacità di mantenere viva la cultura del saper fare, trasferendola alle nuove generazioni. L’esperienza internazionale di Homo Faber Il suo lavoro è inoltre presente nel circuito Homo Faber, progetto dedicato all’artigianato d’eccellenza promosso dalla Michelangelo Foundation. La scheda ufficiale di Homo Faber identifica Elisabetta D’Arienzo come Ceramicist e documenta il suo atelier di Vietri sul Mare, oltre a presentare alcune delle sue opere. Tra queste figurano Métis, Materia mediterranea, Ensō, My Dune e Carico emotivo, lavori che permettono di leggere concretamente l’evoluzione della sua ricerca formale. L’opera Carico emotivo, per esempio, è una scultura raffigurante un asino modellata manualmente in argilla rossa e decorata con antichi smalti vietresi, con l’applicazione finale di lustro oro. La vocazione alla didattica Un’altra componente importante della sua attività è rappresentata dalla formazione e dalla trasmissione delle tecniche ceramiche. La Fondazione Cologni documenta che dal 2016 D’Arienzo insegna tecniche di modellazione e decorazione ceramica presso l’Associazione B.A.R. e il centro culturale Fabrica di Vietri sul Mare. L’attività didattica diventa così parte integrante della sua missione professionale: insegnare a lavorare l’argilla significa infatti trasmettere non soltanto una tecnica, ma anche un metodo di osservazione, progettazione e libera espressione attraverso la materia. Arte, inclusione e valore sociale Particolarmente significativa è anche la dimensione sociale della sua attività. Nel 2022 la Fondazione Cologni documenta la realizzazione di laboratori ceramici rivolti a persone con disturbi intellettivi e del neurosviluppo, realizzati in collaborazione con la cooperativa sociale Icaro di Salerno. In questo contesto la ceramica assume una funzione che supera quella puramente artistica: diventa strumento di partecipazione, manualità, relazione e inclusione. È un aspetto che arricchisce il profilo di D’Arienzo e mostra come il mestiere d’arte possa avere anche una concreta dimensione educativa e sociale. Progetti, mostre e valorizzazione del territorio D’Arienzo ha inoltre sviluppato progetti dedicati alla promozione della ceramica contemporanea e alla valorizzazione della cultura artistica vietrese. Nel 2020 ha ideato Pottery in the City, performance di lavorazione artistica della ceramica realizzata nell’ambito di Buongiorno Ceramica, manifestazione nazionale promossa dall’Associazione Italiana Città della Ceramica. Nel 2022 ha inoltre organizzato a Vietri sul Mare l’esposizione-evento Sono tazza di te! – 100 smashing women designer, progetto dedicato alla creatività femminile. Più recentemente, nel 2024, Rai TGR Campania l’ha indicata come coordinatrice del progetto vietrese di Buongiorno Ceramica, manifestazione che ha trasformato il paese in un laboratorio ceramico a cielo aperto con l’obiettivo di avvicinare soprattutto le giovani generazioni ai segreti