Esperienza, leadership e visione per il futuro della filiera ittica milanese Angelo Nichetti è una figura di riferimento del comparto ittico milanese e della distribuzione professionale del prodotto ittico. È il presidente in carica dell’Associazione Grossisti e Commissionari Prodotti Ittici di Milano, realtà di categoria collegata a Confcommercio Milano, con sede in Corso Venezia 51. L’associazione rappresenta le imprese che importano, esportano e commercializzano prodotti ittici e svolge un’attività di tutela sindacale, economica e giuridica a favore degli operatori della filiera. Il suo percorso professionale unisce quindi esperienza imprenditoriale, rappresentanza di categoria, conoscenza del mercato all’ingrosso e attenzione alle dinamiche della filiera agroalimentare. Una combinazione che gli consente di muoversi tra esigenze concrete delle aziende, trasformazioni del commercio, approvvigionamento, logistica, qualità e rapporto con le istituzioni. Un’esperienza costruita nel Mercato Ittico di Milano La storia professionale di Nichetti è profondamente legata al Mercato Ittico di Milano, ambiente nel quale ha maturato una conoscenza diretta dei meccanismi commerciali e logistici che regolano il percorso del pesce dal produttore al professionista e, successivamente, al consumatore. È inoltre il referente di Copromar S.r.l., azienda attiva nel Mercato Ittico e nella distribuzione di prodotti ittici. Sogemi identifica infatti Angelo Nichetti come referente della società all’interno del comprensorio mercatale. La storia di Copromar racconta un’impresa nata nel 1978 e sviluppatasi attraverso la distribuzione di prodotti ittici freschi, surgelati e decongelati, rivolta alla grande distribuzione, al commercio all’ingrosso e al dettaglio e al comparto Ho.Re.Ca. L’azienda attribuisce ad Angelo e Ornella Nichetti un ruolo determinante nella crescita della società all’interno del mercato ittico milanese. Una professionalità fatta di mercato, prodotto e filiera La sua esperienza non è soltanto manageriale. È una professionalità maturata sul campo, a contatto con fornitori, operatori, ristoratori, pescherie, ambulanti e distributori, in un settore nel quale velocità decisionale, conoscenza del prodotto, affidabilità e capacità logistica rappresentano elementi essenziali. Una testimonianza pubblicata da Il Pesce descriveva già anni fa il ritmo particolarmente intenso dell’attività di Nichetti, con il lavoro notturno al mercato seguito dalla gestione amministrativa e dai rapporti con i fornitori. La stessa fonte evidenziava l’ampiezza della rete di approvvigionamento, che comprendeva realtà italiane e internazionali. Questa esperienza contribuisce a delineare un profilo professionale basato su conoscenza delle materie prime, selezione, approvvigionamento, distribuzione, gestione dei rapporti commerciali e interpretazione delle esigenze della clientela professionale. Il ruolo istituzionale: rappresentare e tutelare gli operatori Alla guida dell’Associazione Grossisti e Commissionari Prodotti Ittici, Nichetti svolge una funzione che va oltre la singola impresa. Il compito dell’associazione è infatti rappresentare gli operatori del comparto e affrontare le problematiche economiche, giuridiche, organizzative e operative che interessano il commercio dei prodotti ittici. La missione dichiarata comprende anche la valorizzazione del ruolo socio-economico delle aziende presenti nell’area del Mercato Generale Sogemi e il confronto con la società di gestione del mercato per individuare soluzioni tecniche e operative utili agli operatori. In questo senso, la presidenza di Nichetti si colloca all’incrocio tra impresa e rappresentanza, mercato e istituzioni, tradizione commerciale e innovazione organizzativa. Il rapporto con Sogemi e le istituzioni milanesi Uno degli aspetti più significativi della sua attività riguarda il confronto con Sogemi, società che gestisce i Mercati Agroalimentari di Milano, e con il Comune di Milano. La partecipazione di Nichetti ai tavoli istituzionali dedicati al Mercato Ittico è documentata anche dal Comune di Milano. Nel 2023 è intervenuto nella commissione consiliare dedicata al nuovo regolamento del mercato ittico all’ingrosso, insieme ai vertici di Sogemi e ai rappresentanti dell’amministrazione comunale. L’incontro aveva l’obiettivo di aggiornare norme considerate ormai obsolete e di affrontare l’evoluzione organizzativa del mercato. Il dato è importante perché evidenzia una delle caratteristiche centrali del suo incarico: fare da collegamento tra le esigenze degli operatori e i processi di trasformazione del sistema mercatale milanese. La visione del Mercato Ittico come hub della filiera La prospettiva che emerge dalle più recenti iniziative vede il Mercato Ittico non soltanto come luogo di scambio commerciale, ma come una vera piattaforma logistica, professionale e culturale della filiera del pesce. Nel 2026 Nichetti ha partecipato, insieme ai vertici di Sogemi, al confronto dedicato al progetto Il Pesce a Milano 2026, presentato nell’ambito di TuttoFood e successivamente al Mercato Ittico. Il progetto pone al centro temi quali qualità, sostenibilità, valorizzazione della filiera e cultura del prodotto ittico. La Repubblica, raccontando l’iniziativa, ha definito il Mercato Ittico di Milano un hub culturale e tecnologico di rilievo nel Mediterraneo, sottolineandone la capacità logistica e il ruolo assunto dalla città nella distribuzione del pesce nonostante la distanza geografica dal mare. Innovazione, ristorazione e nuove esigenze professionali Tra le direttrici di sviluppo del comparto emerge anche la necessità di rendere il mercato sempre più accessibile alla ristorazione professionale, agli chef e agli operatori Ho.Re.Ca. L’evoluzione del settore richiede infatti servizi più flessibili, maggiore efficienza negli approvvigionamenti, tempi compatibili con le esigenze della ristorazione contemporanea e una capacità crescente di mettere in relazione produttori, grossisti, distribuzione e utilizzatori professionali. In questa prospettiva, l’esperienza di Nichetti assume un valore particolare: la sua attività si colloca infatti nel punto in cui tradizione del commercio ittico e nuove esigenze della ristorazione devono incontrarsi. Qualità e ampiezza dell’offerta La dimensione imprenditoriale di Copromar rappresenta un ulteriore elemento del suo profilo. L’azienda dichiara una struttura organizzata per servire differenti segmenti della domanda e un assortimento articolato tra prodotto fresco, surgelato e decongelato. La società evidenzia inoltre rapporti con le principali marinerie e con mercati di produzione nazionali e internazionali. La logica è quella di una filiera dinamica e internazionale, nella quale la rapidità di approvvigionamento deve accompagnarsi alla selezione delle materie prime e alla capacità di rispondere alle diverse esigenze del mercato. È un modello particolarmente significativo per Milano, città caratterizzata da una domanda alimentare estremamente diversificata e da un sistema della ristorazione che comprende ristoranti indipendenti, alta cucina, hotel, catering, distribuzione e commercio specializzato. Competenze e attitudini Il profilo di Angelo Nichetti può essere sintetizzato attraverso alcune competenze distintive: Una missione che guarda al futuro La mission di Nichetti può essere letta come la volontà di rafforzare il ruolo strategico del
SHUDDAHANANDA SVAMINI GHIRI
La voce dell’induismo italiano tra spiritualità, cultura e dialogo interreligioso Svamini Shuddhananda Ghiri è una monaca induista (samnyasini), ministra di culto, studiosa e teologa tra le figure attive nel panorama dell’induismo italiano. Membro dell’Unione Induista Italiana (UII), nel corso degli anni ha svolto un’intensa attività di divulgazione e rappresentanza, partecipando a incontri istituzionali, conferenze, programmi radiotelevisivi e occasioni di dialogo tra differenti tradizioni religiose. Il suo percorso unisce spiritualità, studio, ricerca, cultura indiana e impegno nel dialogo interreligioso, con particolare attenzione al ruolo della donna nella tradizione induista e alla trasmissione dei valori del Sanatana Dharma. Una formazione tra Italia e cultura orientale Nata a Roma nel 1979, Svamini Shuddhananda Ghiri ha sviluppato fin dall’adolescenza un interesse profondo per la cultura e la spiritualità dell’India. A sedici anni inizia la pratica dello yoga, esperienza che rappresenta uno dei primi passaggi di un cammino destinato successivamente a trasformarsi in una scelta spirituale e monastica. Il percorso universitario si concentra sulle culture orientali: consegue infatti la laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, approfondendo gli aspetti linguistici, filosofici e religiosi della tradizione indiana. La formazione accademica costituisce così una base importante per il successivo percorso religioso, consentendole di sviluppare una conoscenza strutturata delle fonti e dei sistemi di pensiero dell’India. La scelta monastica Nel 2000, all’età di vent’anni, entra nel Matha Gitananda Ashram di Altare, in provincia di Savona, importante centro della tradizione induista in Europa. L’ingresso nell’ashram rappresenta una svolta decisiva. La ricerca spirituale diventa progressivamente una scelta di vita, caratterizzata da disciplina, studio, pratica religiosa e servizio. Nel 2009 riceve i voti monastici e diventa samnyasini, assumendo una condizione religiosa nella quale la ricerca spirituale, la conoscenza e la dedizione alla propria tradizione diventano parte integrante dell’esistenza quotidiana. Il percorso monastico non rimane confinato alla dimensione personale, ma si sviluppa anche attraverso attività di divulgazione e rappresentanza della cultura induista. Il rapporto con l’Unione Induista Italiana Svamini Shuddhananda Ghiri è una figura attiva dell’Unione Induista Italiana, organizzazione che rappresenta e coordina diverse realtà della tradizione induista presenti in Italia. Il suo ruolo si sviluppa soprattutto nell’ambito della rappresentanza culturale e religiosa, della divulgazione e del dialogo con altre confessioni e istituzioni. È importante precisare che Svamini Shuddhananda Ghiri non ricopre la carica di vicepresidente dell’Unione Induista Italiana. Tale incarico è associato a Svamini Hamsananda Ghiri, figura distinta. Questa distinzione è fondamentale per una corretta identificazione biografica e professionale delle due religiose. Spiritualità e divulgazione Una delle caratteristiche più significative del percorso di Shuddhananda Ghiri è la capacità di portare temi complessi della tradizione induista all’interno del dibattito pubblico. Attraverso conferenze, incontri e interventi nei media, affronta argomenti legati alla spiritualità, alla filosofia indiana, alla religione, alla cultura, alla dimensione femminile e al rapporto tra tradizione e società contemporanea. Il suo lavoro contribuisce a rendere maggiormente comprensibili concetti e pratiche del Sanatana Dharma anche a un pubblico che non appartiene direttamente alla tradizione induista. Il ruolo della donna nella spiritualità Tra i temi ai quali Svamini Shuddhananda Ghiri dedica particolare attenzione emerge il ruolo della donna nella spiritualità e nella tradizione induista. La sua stessa esperienza rappresenta un esempio concreto di come una donna possa assumere un ruolo autorevole all’interno di un percorso monastico e religioso. La riflessione sulla dimensione femminile diventa quindi parte di un discorso più ampio sulla spiritualità, sulla trasmissione della conoscenza e sul rapporto tra esperienza religiosa e società contemporanea. Attraverso la sua attività pubblica, Shuddhananda Ghiri contribuisce a proporre una lettura dell’induismo nella quale la donna non viene considerata soltanto come destinataria della tradizione, ma anche come protagonista della ricerca spirituale, della conoscenza e della trasmissione del sapere. Ricerca e cultura dell’India Parallelamente all’attività religiosa, il suo percorso comprende interessi legati alla storia dell’arte sacra, alla filosofia e alla cultura indiana. Questa dimensione di ricerca rafforza il carattere interdisciplinare del suo profilo: la spiritualità viene studiata anche attraverso la storia, l’arte, la filosofia e il patrimonio culturale. L’arte sacra diventa in questo senso una chiave per comprendere il rapporto tra simbolo, religione e società all’interno della tradizione indiana. Il dialogo interreligioso Un’altra area centrale della sua attività è il dialogo interreligioso. La presenza in incontri istituzionali e iniziative dedicate al confronto tra diverse confessioni religiose testimonia la volontà di favorire una conoscenza reciproca fondata sull’ascolto e sul rispetto. In un contesto sociale caratterizzato dalla crescente pluralità religiosa, figure come Shuddhananda Ghiri svolgono una funzione di mediazione culturale: presentare la propria tradizione, chiarirne valori e principi e contemporaneamente confrontarsi con esperienze religiose differenti. Il dialogo diventa quindi uno strumento per costruire conoscenza, rispetto e convivenza, senza rinunciare alla specificità delle singole tradizioni. Il rapporto con i media Svamini Shuddhananda Ghiri ha inoltre partecipato a programmi e approfondimenti radiotelevisivi nazionali, contribuendo alla divulgazione di temi legati all’induismo e alla spiritualità. La comunicazione attraverso i media rappresenta un ulteriore spazio nel quale il suo ruolo religioso incontra la società civile. L’obiettivo non è soltanto presentare informazioni sulla tradizione induista, ma offrire chiavi di lettura per comprendere concetti come dharma, spiritualità, yoga, vita monastica, rapporto con il sacro e ricerca interiore. Attitudini e competenze Il profilo di Svamini Shuddhananda Ghiri combina formazione accademica, disciplina monastica, conoscenza delle tradizioni orientali, capacità divulgativa e attività di rappresentanza. Tra le sue principali attitudini emergono la capacità di comunicare contenuti spirituali complessi in maniera accessibile, l’interesse per la ricerca e la disponibilità al confronto con altre culture e confessioni. Il suo percorso evidenzia inoltre una particolare capacità di collegare tradizione e contemporaneità, portando principi millenari all’interno di una società moderna e pluralista. La mission La mission di Svamini Shuddhananda Ghiri può essere individuata nella volontà di custodire, studiare e trasmettere la tradizione induista, favorendone al tempo stesso una conoscenza corretta all’interno della società italiana. Il suo impegno si sviluppa lungo tre direttrici principali: spiritualità, cultura e dialogo. Da una parte c’è la fedeltà alla tradizione del Sanatana Dharma; dall’altra la necessità di renderne comprensibili i principi a un pubblico contemporaneo. Tra queste due dimensioni si inserisce
SANDRO MENCHI
Imprenditore delle energie rinnovabili e armatore del veliero Chimera Sandro Menchi è un imprenditore marchigiano attivo nel settore dell’impiantistica e delle energie rinnovabili, conosciuto anche nel mondo della vela d’altura come armatore del veliero Chimera, imbarcazione che gareggia sotto i colori del Club Vela Portocivitanova. Il suo percorso riunisce due dimensioni apparentemente differenti ma accomunate da valori come progettualità, competenza tecnica, organizzazione e capacità di affrontare obiettivi complessi: da una parte l’attività imprenditoriale legata agli impianti e all’efficienza energetica, dall’altra la passione per la navigazione e la partecipazione alle competizioni veliche dell’Adriatico. L’attività imprenditoriale Menchi è amministratore e titolare di MC Impianti, realtà artigiana con sede a Piediripa, nel territorio di Macerata. L’azienda opera nel comparto dell’impiantistica generale, con una particolare attenzione alle soluzioni connesse alle energie rinnovabili e, in particolare, al settore fotovoltaico. Nel corso della propria attività professionale, Menchi ha seguito l’evoluzione di un comparto caratterizzato da importanti trasformazioni tecnologiche e normative, confrontandosi con temi quali efficienza energetica, produzione da fonti rinnovabili e innovazione degli impianti. La sua esperienza imprenditoriale si sviluppa quindi all’interno di un settore strategico per la transizione energetica e per la modernizzazione del patrimonio edilizio e produttivo. Impresa, tecnica e innovazione Il profilo professionale di Menchi è fortemente legato alla dimensione tecnica. L’impiantistica richiede infatti competenze progettuali, capacità organizzative, conoscenza delle tecnologie e attenzione all’evoluzione normativa. Nel caso delle energie rinnovabili, a queste caratteristiche si aggiunge la necessità di comprendere il rapporto tra investimento, efficienza e sostenibilità. La sua attività si inserisce così in un mercato nel quale l’innovazione tecnologica rappresenta un elemento fondamentale per accompagnare imprese e privati verso sistemi energetici più efficienti. Questa esperienza contribuisce a delineare un imprenditore abituato a confrontarsi con progetti tecnici, investimenti, soluzioni energetiche e trasformazioni del mercato. Il legame con il territorio marchigiano L’attività di Menchi è radicata nel territorio della provincia di Macerata. La scelta di sviluppare una realtà imprenditoriale locale nel settore dell’impiantistica riflette il ruolo delle piccole e medie imprese specializzate che costituiscono una componente importante del tessuto economico marchigiano. Nel suo percorso emerge anche l’attenzione alle problematiche concrete delle aziende, compresa quella della disponibilità di personale qualificato, tema particolarmente rilevante per le imprese artigiane e tecniche. L’altra grande passione: la vela Accanto all’imprenditoria, Sandro Menchi ha sviluppato una forte presenza nel mondo della vela d’altura. Il suo nome è legato al veliero Chimera, imbarcazione che partecipa alle principali competizioni dell’Adriatico rappresentando il Club Vela Portocivitanova (CVP). La vela diventa così una seconda dimensione della sua attività, nella quale l’imprenditore assume il ruolo di armatore e partecipa a un ambiente caratterizzato da strategia, preparazione tecnica, lavoro di squadra e capacità di adattamento alle condizioni del mare. Club Vela Portocivitanova Chimera, il progetto sportivo Chimera rappresenta il cuore della sua esperienza velica. L’imbarcazione è protagonista nel circuito delle regate d’altura e si confronta con equipaggi e barche impegnati nelle competizioni dell’Adriatico. La partecipazione alle regate non è soltanto una questione di prestazione sportiva. Una competizione velica richiede infatti preparazione dell’imbarcazione, coordinamento dell’equipaggio, strategia di gara e capacità di leggere vento e condizioni marine. Sono elementi che richiamano, sotto molti aspetti, alcune delle caratteristiche necessarie anche nel mondo imprenditoriale: programmazione, gestione delle risorse, rapidità decisionale e lavoro di squadra. I risultati nelle regate Chimera ha ottenuto risultati significativi nelle competizioni alle quali ha partecipato. Tra gli appuntamenti più rilevanti figura la Regata per la Vita, manifestazione che unisce sport e solidarietà. In questa competizione Chimera ha conquistato risultati di rilievo, tra cui l’oro in tempo compensato ORC, confermando le proprie qualità agonistiche. L’imbarcazione è stata inoltre protagonista della Civitanova-Sebenico, una delle classiche regate d’altura dell’Adriatico che collega le coste marchigiane con la Croazia. La presenza di Chimera in queste competizioni rafforza il ruolo di Menchi nel panorama della vela sportiva del territorio. La Civitanova-Sebenico e il dialogo sull’Adriatico La partecipazione alla Civitanova-Sebenico assume anche un significato che va oltre la semplice competizione. La storica regata rappresenta infatti un collegamento sportivo e culturale tra le due sponde dell’Adriatico. Nel corso delle diverse edizioni, le imbarcazioni partecipanti hanno contribuito a creare relazioni tra equipaggi, circoli nautici e realtà istituzionali italiane e croate. Anche Chimera è stata coinvolta in questo contesto, arrivando a ospitare a bordo figure istituzionali, tra cui rappresentanti della diplomazia italiana in Croazia. La vela diventa così anche uno strumento di relazione, incontro e collaborazione internazionale. Sport e solidarietà Uno degli aspetti più interessanti del percorso di Menchi è il rapporto tra attività agonistica e iniziative benefiche. La partecipazione alla Regata per la Vita rappresenta un esempio concreto di come lo sport possa essere utilizzato per sostenere progetti di solidarietà. In questo contesto l’armatore non interpreta la vela soltanto come competizione, ma anche come occasione per contribuire alla costruzione di una comunità sportiva capace di mettere insieme performance, passione e impegno sociale. Le attitudini Il doppio percorso di Sandro Menchi mette in evidenza una serie di attitudini trasversali. Nel mondo imprenditoriale emergono competenza tecnica, capacità organizzativa, attenzione all’innovazione e propensione all’investimento. Nel mondo della vela si aggiungono spirito competitivo, capacità di pianificazione, leadership, gestione del gruppo e attenzione strategica. Sono competenze che trovano un punto d’incontro nella figura dell’armatore-imprenditore: colui che deve saper investire nelle persone e nelle tecnologie, programmare le attività e assumere decisioni in contesti nei quali le variabili possono cambiare rapidamente. Progetti e visione Il percorso di Menchi si sviluppa quindi lungo due direttrici. La prima riguarda la crescita e il consolidamento dell’attività imprenditoriale nel comparto dell’impiantistica e delle soluzioni energetiche sostenibili. La seconda è rappresentata dalla presenza nel mondo della vela attraverso Chimera e dal rapporto con il Club Vela Portocivitanova. In entrambi i casi emerge una visione basata sulla continuità del lavoro, sulla progettazione e sulla capacità di trasformare una passione o una competenza specialistica in un progetto strutturato. La mission La mission professionale di Sandro Menchi può essere letta attraverso il binomio innovazione e territorio. Nel settore degli impianti, questo significa contribuire alla diffusione di tecnologie capaci di migliorare efficienza e sostenibilità energetica. Nella vela significa invece valorizzare lo
RAFFAELE BONETTA
Il “Gran Sacerdote degli impasti” che porta la ricerca nella pizza napoletana Raffaele Bonetta è un maestro pizzaiolo napoletano riconosciuto per il suo approccio tecnico e sperimentale alla pizza contemporanea. Titolare di Raf Bonetta Pizzeria, ha costruito il proprio percorso professionale intorno a una convinzione precisa: l’impasto non è soltanto la base della pizza, ma un elemento da studiare, comprendere e perfezionare attraverso conoscenza, metodo e sperimentazione. Il suo nome è oggi associato alla ricerca sulle farine, alla fermentazione, all’idratazione e alla maturazione degli impasti, ambiti nei quali Bonetta ha sviluppato una particolare sensibilità tecnica, diventando una delle figure più interessanti della nuova generazione della pizza napoletana. Dalla pizzeria di famiglia alla ricerca sugli impasti La sua storia professionale affonda le radici nella pizzeria di famiglia Ciarly, a Fuorigrotta, dove Bonetta muove i primi passi e apprende direttamente il mestiere al banco. Quella prima esperienza rappresenta la base di un percorso destinato però a svilupparsi oltre la dimensione tradizionale della professione. Dopo l’esperienza maturata a Napoli, Bonetta consolida il proprio percorso a Pozzuoli, dove costruisce una parte importante della propria identità professionale e sperimenta nuove soluzioni tecniche. Il passaggio successivo è quello verso una pizza sempre più consapevole dal punto di vista scientifico e gastronomico, con una particolare attenzione alla relazione tra materie prime, acqua, farine, lievito, temperatura, tempi di fermentazione e struttura dell’impasto. La formazione e l’approccio scientifico Uno degli aspetti che caratterizzano maggiormente il profilo di Raffaele Bonetta è la volontà di affiancare all’esperienza pratica una preparazione teorica. Il percorso formativo presso ALMA – Scuola Internazionale di Cucina Italiana contribuisce ad ampliare la sua visione della panificazione e della gastronomia, portandolo ad approfondire aspetti legati alla biologia, alla trasformazione degli alimenti e ai processi che determinano la qualità di un impasto. La pizza diventa così per Bonetta un campo di ricerca nel quale l’artigianalità incontra la scienza della fermentazione. La sua filosofia parte dall’osservazione dei fenomeni naturali che avvengono durante la maturazione e la lievitazione per arrivare a una progettazione più consapevole dell’impasto. Farine, idratazione, temperatura e tempi vengono trattati come variabili di un sistema complesso, da conoscere e governare. Il “Gran Sacerdote degli impasti” Il soprannome “Gran Sacerdote degli impasti” sintetizza efficacemente la reputazione costruita da Bonetta nel settore. Dietro questa definizione c’è soprattutto una forte attenzione alla materia prima e alla capacità di trasformarla. La sua ricerca riguarda la possibilità di ottenere impasti caratterizzati da leggerezza, digeribilità, elasticità, croccantezza e complessità aromatica, senza perdere il legame con la tradizione napoletana. Il suo approccio non considera quindi la tradizione come un modello immutabile, ma come un punto di partenza dal quale sviluppare nuove tecniche e interpretazioni. Quattro stili di pizza La proposta di Raf Bonetta Pizzeria riflette questa impostazione attraverso una carta articolata in diversi stili. La pizza tonda contemporanea rappresenta una delle espressioni più riconoscibili del suo lavoro, ma alla proposta si affiancano la pizza in pala, caratterizzata da un’elevata idratazione, la pizza al padellino e il calzone. Questa varietà permette di mettere in evidenza differenti caratteristiche dell’impasto e di esplorare consistenze, cotture e strutture diverse. Non si tratta quindi soltanto di offrire più tipologie di pizza, ma di utilizzare formati e tecniche differenti come strumenti per raccontare la ricerca condotta da Bonetta. La pizza senza glutine Un ulteriore elemento distintivo del progetto è l’attenzione alla pizza senza glutine. La pizzeria dispone di uno spazio e di un forno dedicati alla preparazione gluten free, con l’obiettivo di offrire una proposta specifica e realizzata secondo procedure dedicate. Questa scelta amplia l’accessibilità dell’offerta e conferma una filosofia gastronomica nella quale la ricerca tecnica viene messa anche al servizio delle diverse esigenze alimentari della clientela. Il progetto Raf Bonetta Pizzeria al Vomero Dopo le esperienze maturate nel territorio flegreo, il progetto professionale di Bonetta trova una nuova dimensione a Napoli, nel quartiere Vomero. La sede di via Domenico Cimarosa 144, di fronte alla Villa Floridiana, rappresenta oggi il principale punto di riferimento della sua attività. Raf Bonetta Pizzeria Il locale interpreta il concetto di pizzeria contemporanea attraverso un ambiente curato e una proposta gastronomica costruita attorno agli impasti, alle materie prime e alla sperimentazione. La sede del Vomero diventa così il luogo nel quale concentrare ricerca, accoglienza e identità gastronomica, trasformando l’esperienza della pizza in un percorso più articolato. La degustazione come esperienza La filosofia di Bonetta trova una particolare espressione nei percorsi degustazione, pensati per permettere al pubblico di comprendere l’evoluzione della sua tecnica. Il percorso può comprendere fritti d’autore, padellini, pizze contemporanee e preparazioni dolci, creando una sequenza nella quale l’impasto viene declinato attraverso differenti forme, consistenze e temperature. La degustazione diventa quindi uno strumento per raccontare il lavoro del pizzaiolo oltre la singola pizza: un’esperienza che mette in evidenza la costruzione del menu, la ricerca sulle consistenze e il rapporto tra tradizione e creatività. Formazione e trasmissione del sapere La ricerca di Bonetta non rimane confinata alla propria pizzeria. Il maestro pizzaiolo svolge infatti anche attività di docenza presso l’Accademia Nazionale Pizza DOC, dove condivide con altri professionisti conoscenze e tecniche legate agli impasti contemporanei. Questo ruolo rafforza un’altra componente importante della sua identità professionale: quella di formatore e divulgatore. Trasmettere il sapere significa, per Bonetta, trasformare l’esperienza maturata sul campo in metodo, fornendo agli operatori strumenti utili per comprendere e migliorare i processi di lavorazione. Premi, guide e riconoscimenti La sua attività ha ottenuto importanti riconoscimenti nel panorama della pizza italiana. Raf Bonetta Pizzeria è stata inserita nelle principali guide specializzate e ha ottenuto il prestigioso riconoscimento dei Tre Spicchi del Gambero Rosso. L’insegna è inoltre presente nel circuito internazionale di 50 Top Pizza, una delle realtà editoriali più autorevoli dedicate alla pizza contemporanea. Questi riconoscimenti rappresentano la conferma di un percorso nel quale la qualità artigianale si accompagna alla ricerca tecnica e alla capacità di proporre una visione personale della pizza napoletana. Attitudini e competenze Il profilo di Raffaele Bonetta riunisce diverse competenze: maestro pizzaiolo, ricercatore di impasti, formatore, imprenditore e interprete della pizza contemporanea. Tra le sue principali attitudini emergono la curiosità
MARIO CUCCI
Il volto editoriale de “Il Pesce a Milano” che racconta la filiera ittica della città L’ideatore di una guida unica nel panorama italiano Mario Cucci è il curatore e ideatore del progetto editoriale “Il Pesce a Milano”, la guida dedicata al mondo ittico milanese pubblicata da è Multiverso Edizioni. Il suo lavoro editoriale nasce dall’esigenza di raccontare una realtà spesso poco conosciuta dal grande pubblico: quella di una Milano che, pur non affacciandosi sul mare, rappresenta uno dei principali snodi italiani per la distribuzione e il consumo di prodotti ittici. Attraverso la guida, Cucci costruisce un vero e proprio percorso alla scoperta della filiera del pesce, collegando mercato all’ingrosso, operatori professionali, pescherie, ristorazione, qualità delle materie prime e cultura del consumo. “Il Pesce a Milano” si distingue per la sua impostazione: non è soltanto una guida gastronomica dedicata ai ristoranti, ma un progetto editoriale che prova a raccontare l’intera filiera ittica di una grande città. L’iniziativa è sviluppata in collaborazione con SogeMi, società che gestisce i mercati agroalimentari all’ingrosso di Milano, e con il Comune di Milano. Il punto di partenza è il Mercato Ittico di via Cesare Lombroso, considerato uno degli snodi fondamentali per l’approvvigionamento ittico della città. Da qui la guida amplia lo sguardo verso il territorio, mettendo in relazione operatori, commercianti, ristoratori e consumatori. Un progetto tra editoria, gastronomia e cultura La capacità distintiva di Mario Cucci consiste nel trasformare un settore specialistico in un racconto accessibile. La guida permette infatti di comprendere meglio da dove arriva il pesce, come viene distribuito, quali sono i sistemi di controllo e tracciabilità e dove acquistarlo o consumarlo a Milano. Il progetto assume così una doppia funzione: da una parte è uno strumento pratico per cittadini, appassionati e professionisti; dall’altra diventa un mezzo di divulgazione dedicato alla cultura del prodotto ittico. La narrazione attraversa quindi gastronomia, commercio, distribuzione, sostenibilità, qualità e corretta informazione alimentare, creando un collegamento diretto tra il mondo professionale e il consumatore finale. La mappatura del “mare di Milano” Uno degli elementi più interessanti del progetto è la mappatura dei luoghi nei quali trovare, acquistare e gustare il pesce in città. La guida prende in considerazione pescherie storiche, mercati coperti, operatori ambulanti, negozi specializzati e ristoranti, costruendo una rete di indirizzi che permette di leggere Milano attraverso la sua cultura ittica. Questa impostazione amplia il concetto tradizionale di guida gastronomica: il lettore non viene accompagnato soltanto al ristorante, ma dentro un sistema più articolato che parte dalla materia prima e arriva alla tavola. Il rapporto con SogeMi e il Mercato Ittico La collaborazione con SogeMi rappresenta uno degli elementi centrali del progetto editoriale. Il Mercato Ittico di Milano diventa infatti il luogo attraverso cui raccontare professionalità, logistica, controlli e movimentazione delle merci. Un mondo complesso che generalmente rimane lontano dagli occhi del consumatore. Cucci porta invece questa realtà all’interno della narrazione editoriale, contribuendo a rendere più comprensibile il percorso che accompagna il prodotto dal mercato alla pescheria e dalla pescheria alla ristorazione. La guida diventa così anche uno strumento di conoscenza della macchina distributiva che permette a Milano di avere quotidianamente accesso a una grande varietà di prodotti ittici. La seconda edizione: un progetto che cresce Dopo la prima edizione del 2025, il progetto è proseguito con una seconda edizione nel 2026, ampliando contenuti e mappatura. Il nuovo volume raggiunge 276 pagine e rafforza la componente dedicata alla ristorazione di qualità, con una selezione di 50 ristoranti d’eccellenza e il contributo di protagonisti dell’alta cucina, tra cui lo chef Claudio Sadler. La seconda edizione conferma quindi l’ambizione di trasformare “Il Pesce a Milano” in un riferimento editoriale per conoscere il settore ittico della metropoli. Non soltanto indirizzi, ma anche storie, persone, professioni, prodotti, tecniche, informazioni e cultura gastronomica. Educare a un consumo consapevole Un altro elemento importante del progetto è la divulgazione. La guida affronta infatti anche il tema del consumo responsabile del pesce, mettendo a disposizione informazioni utili per aiutare il lettore a compiere scelte più consapevoli. Il progetto comprende contributi di esperti del settore, tra cui il nutrizionista Giorgio Calabrese, e affronta aspetti legati alla corretta alimentazione, alla qualità e alla sostenibilità. In questo senso Mario Cucci interpreta l’editoria come uno strumento capace non soltanto di informare, ma anche di orientare, sensibilizzare e creare maggiore consapevolezza nel pubblico. Attitudini e competenze Il percorso legato a “Il Pesce a Milano” mette in evidenza diverse attitudini professionali di Cucci: capacità editoriale, sensibilità gastronomica, attenzione alla divulgazione, capacità di costruire relazioni tra istituzioni e operatori e propensione alla valorizzazione delle eccellenze territoriali. Il suo lavoro consiste nel dare forma a un progetto complesso, mettendo insieme competenze differenti e trasformandole in un prodotto editoriale fruibile. La guida rappresenta quindi un esempio di editoria specializzata capace di dialogare con il territorio, creando un ponte tra istituzioni, imprese, professionisti della ristorazione e pubblico. La mission di Mario Cucci La mission del progetto può essere individuata nella volontà di far conoscere il patrimonio ittico di Milano e rendere più trasparente il percorso del prodotto fino al consumatore. Cucci racconta una città che, pur essendo lontana geograficamente dal mare, possiede una straordinaria cultura del consumo ittico e una filiera articolata e professionalmente strutturata. La sua guida porta alla luce questa dimensione, trasformando il pesce da semplice alimento a punto di incontro tra economia, gastronomia, cultura, commercio, salute, sostenibilità e territorio. Un progetto editoriale in evoluzione Con la seconda edizione, “Il Pesce a Milano” conferma la volontà di crescere come progetto editoriale e di diventare un punto di riferimento per chi vuole conoscere meglio la filiera ittica milanese. Il lavoro di Mario Cucci si inserisce così in una concezione contemporanea dell’editoria gastronomica: raccontare non soltanto ciò che arriva nel piatto, ma anche le persone, i mestieri, le imprese e i percorsi che rendono possibile quel prodotto. È questa la prospettiva che rende “Il Pesce a Milano” un progetto particolarmente interessante: una guida che parte dal mercato ittico e arriva alla tavola, passando attraverso il patrimonio professionale e gastronomico di una delle principali metropoli
FRANCESCO BERNARDO
L’imprenditore che ha scelto di salvare la memoria di Pintauro 1785 Francesco Bernardo è l’imprenditore napoletano alla guida del nuovo corso di Pasticceria Pintauro 1785, la storica insegna di via Toledo 275 legata alla tradizione della sfogliatella e a una delle pagine più riconoscibili della cultura gastronomica partenopea.a sua esperienza imprenditoriale nasce nel settore immobiliare, dopo un percorso professionale che ha avuto anche precedenti nel comparto tessile. È proprio l’attività nel real estate a portarlo a confrontarsi con la possibilità di acquisire lo storico locale di Pintauro. Di fronte al rischio che uno spazio così fortemente identitario potesse perdere la propria funzione originaria, Bernardo ha trasformato un’operazione immobiliare in un più ampio progetto di tutela, recupero e rilancio di un patrimonio storico napoletano.La sua figura si colloca quindi all’incrocio tra imprenditoria, valorizzazione urbana, cultura d’impresa e salvaguardia delle tradizioni. Una visione nella quale il valore di un’attività commerciale non coincide soltanto con il suo rendimento economico, ma comprende anche la storia, l’identità del luogo, i saperi artigianali e il rapporto con la comunità. L’esperienza imprenditoriale e la visione strategica Bernardo arriva al progetto Pintauro con una formazione e un’esperienza maturate nel mondo degli affari e dell’immobiliare. Il passaggio dalla gestione e valorizzazione degli spazi alla tutela di una bottega storica rappresenta però un’evoluzione significativa della sua attività imprenditoriale. L’elemento distintivo della sua scelta è stato infatti quello di non limitarsi all’acquisizione dell’immobile, ma di preservare anche l’insegna, la continuità della tradizione e il patrimonio legato alla produzione dolciaria. Un approccio che ha trasformato il recupero di un esercizio commerciale in un’operazione di rigenerazione e conservazione della memoria cittadina. Questa impostazione evidenzia alcune delle principali attitudini professionali di Bernardo: capacità di visione, propensione all’investimento, sensibilità verso il patrimonio storico, attitudine alla progettualità e capacità di individuare opportunità anche in contesti complessi. Il progetto Pintauro 1785 Il progetto più significativo associato oggi al suo nome è il rilancio di Pintauro 1785, storica pasticceria di via Toledo.Bernardo ha portato avanti l’operazione insieme a Davide Piterà, maestro pasticciere e partner del progetto. Le competenze imprenditoriali e quelle artigianali si sono così incontrate in una strategia comune: restituire alla città una delle sue insegne più celebri, mantenendo centrale la produzione dolciaria tradizionale e introducendo al tempo stesso elementi capaci di accompagnare il marchio nel presente. La riapertura, avvenuta nel marzo 2026, è stata preceduta da un importante intervento di recupero degli ambienti. Il progetto ha previsto la conservazione degli elementi storici del locale, compresi i rivestimenti in marmo, le componenti architettoniche originarie e alcuni manufatti presenti nello spazio, affiancando alla tutela estetica un rinnovamento delle attrezzature del laboratorio. Salvaguardia della tradizione e innovazione La missione di Bernardo nel progetto Pintauro può essere sintetizzata in un principio: innovare senza cancellare l’identità.La nuova gestione punta infatti a mantenere il carattere artigianale dell’attività e la centralità delle preparazioni che hanno costruito la reputazione dell’insegna. La sfogliatella, nelle sue versioni riccia e frolla, rimane il simbolo assoluto della pasticceria, affiancata da altri grandi classici della tradizione napoletana, tra cui babà, pastiera e zeppole.Allo stesso tempo, il nuovo corso guarda alla contemporaneità attraverso nuove preparazioni, materie prime selezionate e una proposta capace di dialogare con un pubblico più ampio. La strategia non consiste quindi nella semplice conservazione museale del passato, ma nella continuità dinamica della tradizione, rendendo un patrimonio storico ancora vivo e produttivo. Il recupero di un simbolo di Napoli Uno degli aspetti più rilevanti dell’attività di Bernardo è la sua capacità di interpretare Pintauro come qualcosa che va oltre il concetto di semplice esercizio commerciale. La storica pasticceria è infatti parte dell’immaginario collettivo napoletano: fondata nel 1785 da Pasquale Pintauro, è legata alla storia della sfogliatella e nel corso dei secoli è entrata nella letteratura, nella cultura popolare e nella memoria della città. La sua storia è stata raccontata anche da Matilde Serao, mentre l’insegna è rimasta associata a espressioni e riferimenti della tradizione partenopea.Per Bernardo, il recupero di Pintauro assume dunque il significato di un’azione di responsabilità culturale e imprenditoriale: proteggere un luogo storico dalla trasformazione commerciale indiscriminata e restituirgli una funzione coerente con la propria storia. Il rapporto con il territorio La sensibilità verso la valorizzazione del territorio non nasce esclusivamente con Pintauro. Nel racconto della sua esperienza professionale, Bernardo ha richiamato anche il legame con il Borgo Sant’Antonio Abate, area di Napoli nella quale la sua famiglia era attiva nel commercio dell’abbigliamento e dove aveva già collaborato a iniziative legate alla rigenerazione urbana.Questo elemento contribuisce a delineare un profilo imprenditoriale fortemente connesso alla città: l’impresa come strumento per recuperare luoghi, mantenere competenze, creare continuità e rafforzare il senso di appartenenza. Le mansioni e il ruolo nel progetto Nel nuovo corso di Pintauro, Bernardo svolge un ruolo principalmente imprenditoriale e strategico. Le sue responsabilità comprendono la definizione della visione del progetto, gli investimenti, la valorizzazione dell’immobile e del marchio storico, il coordinamento delle diverse professionalità coinvolte e l’impostazione del percorso di rilancio dell’insegna.A questa dimensione manageriale si affianca quella di custode della visione originaria del progetto: mantenere riconoscibile Pintauro, preservarne l’anima artigianale e contemporaneamente costruire le condizioni perché la storica pasticceria possa affrontare una nuova fase della propria storia. La componente produttiva è invece affidata alla competenza del socio Davide Piterà, mentre il recupero degli ambienti ha coinvolto professionalità specializzate nel restauro e nella valorizzazione architettonica. Anche alcuni collaboratori storici della pasticceria sono stati confermati nel nuovo corso. La mission: preservare l’identità guardando al futuro La mission di Francesco Bernardo emerge con chiarezza dal progetto Pintauro: tutelare la storia senza trasformarla in un reperto del passato. Il suo approccio mette insieme patrimonio, impresa, artigianalità e contemporaneità. La sfida consiste nel mantenere vivo un marchio storico attraverso il lavoro quotidiano, la qualità dei prodotti, la trasmissione dei saperi e la capacità di parlare anche alle nuove generazioni. In questa prospettiva, Pintauro diventa un laboratorio di identità territoriale, cultura gastronomica e imprenditoria responsabile. La sfogliatella non è soltanto un prodotto da vendere, ma un elemento della narrazione di Napoli e della sua capacità di trasformare tradizione, creatività
RUDI LIZZI
Sindaco di Gerace tra valorizzazione del borgo, sviluppo territoriale e tutela del patrimonio Un’amministrazione orientata alla valorizzazione di Gerace Rudi Lizzi è il sindaco di Gerace, uno dei borghi storici più rappresentativi della Calabria, in carica dal giugno 2024. La sua attività amministrativa è orientata alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della città, promuovendo iniziative dedicate allo sviluppo sostenibile, al turismo e al miglioramento dei servizi per la comunità. Attività amministrativa e responsabilità istituzionali Nel ruolo di primo cittadino coordina la Giunta comunale e l’azione amministrativa dell’ente, definendo le strategie di sviluppo locale e promuovendo interventi finalizzati alla crescita economica e sociale del territorio. L’attività istituzionale comprende il coordinamento degli uffici comunali, i rapporti con gli enti sovracomunali e la programmazione degli investimenti destinati al recupero del centro storico, alla valorizzazione dei beni culturali e al miglioramento delle infrastrutture cittadine. Progetti e obiettivi L’amministrazione comunale punta a rafforzare il ruolo di Gerace come destinazione turistica di eccellenza, valorizzando uno dei centri storici medievali meglio conservati d’Italia. Tra gli obiettivi rientrano la promozione del patrimonio monumentale, il sostegno alle attività culturali, la tutela dell’identità locale, la riqualificazione degli spazi pubblici e il potenziamento dell’offerta turistica, favorendo allo stesso tempo opportunità di sviluppo economico per imprese e cittadini. Una visione per il territorio L’azione amministrativa di Rudi Lizzi è orientata a coniugare conservazione del patrimonio storico e innovazione amministrativa, con particolare attenzione alla qualità della vita dei residenti e all’attrattività del territorio. La valorizzazione del borgo, la promozione del turismo culturale, la collaborazione con le istituzioni e la ricerca di finanziamenti pubblici rappresentano elementi centrali della strategia di sviluppo del Comune di Gerace. Mission La mission amministrativa è quella di rendere Gerace un modello di sviluppo sostenibile per i borghi storici italiani, attraverso la tutela del patrimonio culturale, la crescita del turismo, l’efficienza dei servizi comunali, la valorizzazione delle tradizioni locali e il coinvolgimento della comunità nelle scelte strategiche per il futuro del territorio. Sito ufficiale del Comune di Gerace: https://www.comune.gerace.rc.it Comune di Gerace
MARCO G. FERRARI
Regista, artista visivo e autore tra cinema sperimentale e ricerca contemporanea Un percorso tra cinema, arte e linguaggi visivi Marco G. Ferrari è un regista, artista visivo, direttore della fotografia, produttore e curatore italo-americano, riconosciuto per un approccio interdisciplinare che unisce cinema, arti visive e sperimentazione audiovisiva. La sua attività si sviluppa tra Stati Uniti e Italia, con particolare attenzione al rapporto tra immagine, memoria, paesaggio e trasformazione sociale. La sua produzione cinematografica si distingue per uno stile autoriale capace di fondere documentario, ricerca artistica e narrazione contemporanea, affrontando temi come l’identità, il territorio, l’ambiente e la partecipazione delle comunità. Esperienze professionali Nel corso della sua carriera Marco G. Ferrari ha operato in numerosi ambiti della produzione audiovisiva, ricoprendo ruoli di regista, montatore, direttore della fotografia, produttore e videomaker. Ha lavorato nel cinema indipendente, nella documentaristica, nelle installazioni multimediali e nelle performance artistiche, collaborando con istituzioni culturali, musei, università e fondazioni internazionali. La sua esperienza comprende anche attività di insegnamento universitario nel settore del cinema e dei media, oltre alla curatela di progetti artistici dedicati alla cultura contemporanea. Progetti e opere principali Tra i lavori più rappresentativi figura Porta Maggiore, un articolato progetto cinematografico in forma di trilogia dedicato al quartiere romano Pigneto-Prenestino, che esplora le relazioni tra comunità, ambiente urbano, memoria collettiva ed ecologia. L’opera racconta il territorio attraverso uno sguardo poetico e documentaristico, mettendo al centro il dialogo tra cittadini, spazi pubblici e trasformazioni urbane. Il progetto è stato presentato in rassegne cinematografiche e iniziative culturali dedicate al cinema indipendente e alla ricerca artistica. In precedenza ha realizzato Full Circle, documentario dedicato allo scultore Virginio Ferrari, oltre a numerosi film sperimentali, installazioni video e produzioni dedicate all’arte contemporanea. Attitudini e competenze L’attività di Marco G. Ferrari si caratterizza per una forte capacità di integrare competenze artistiche, cinematografiche e curatorali. Tra le principali aree di specializzazione figurano: Visione artistica La ricerca di Marco G. Ferrari pone al centro il rapporto tra essere umano, ambiente e memoria, utilizzando il cinema come strumento di riflessione culturale e sociale. Le sue opere affrontano frequentemente temi quali la trasformazione del paesaggio urbano, la sostenibilità, l’identità collettiva e la partecipazione civica, privilegiando un linguaggio visivo capace di coinvolgere lo spettatore sul piano emotivo e intellettuale. Citazione Tra le affermazioni che sintetizzano la poetica del progetto Porta Maggiore emerge: “Storia di un lago nato a Roma spontaneamente. Di come la comunità attorno difende il lago e quello che rappresenta.” Sito ufficiale
FABRIZIO CIARAPICA
Sindaco di Civitanova Marche tra amministrazione, cultura e sviluppo del territorio Un’amministrazione orientata alla crescita della città Fabrizio Ciarapica guida il Comune di Civitanova Marche dal 2017 ed è attualmente al secondo mandato consecutivo, con scadenza prevista nel 2027. Nel corso della sua esperienza amministrativa ha sviluppato un percorso incentrato sul rafforzamento dei servizi pubblici, sulla valorizzazione del patrimonio cittadino e sulla promozione dell’identità culturale del territorio. La sua azione amministrativa si distingue per un approccio orientato alla programmazione, alla riqualificazione urbana e al dialogo con cittadini, associazioni e imprese locali, con l’obiettivo di sostenere la crescita economica e la qualità della vita. Esperienza amministrativa e responsabilità istituzionali Nel ruolo di sindaco, Fabrizio Ciarapica coordina l’attività della Giunta comunale e definisce gli indirizzi strategici dell’amministrazione, seguendo direttamente numerosi progetti dedicati allo sviluppo della città. Tra le responsabilità istituzionali ricopre anche la delega alla Cultura, settore considerato strategico per la valorizzazione del patrimonio artistico, degli eventi cittadini e dell’offerta turistica di Civitanova Marche. L’integrazione tra cultura, turismo e sviluppo economico rappresenta uno degli elementi centrali della programmazione amministrativa. Progetti e iniziative Durante i suoi mandati sono stati promossi interventi dedicati alla riqualificazione degli spazi pubblici, al miglioramento delle infrastrutture urbane, alla sicurezza, alla mobilità e al sostegno delle attività commerciali. Grande attenzione è stata riservata anche alla promozione di eventi culturali, manifestazioni artistiche e iniziative capaci di rafforzare l’attrattività della città sia a livello regionale sia nazionale. L’amministrazione ha inoltre lavorato su programmi di rigenerazione urbana, innovazione dei servizi comunali e valorizzazione del lungomare e delle aree di interesse turistico, con una visione orientata allo sviluppo sostenibile del territorio. Leadership e attività politica Nel panorama politico marchigiano Fabrizio Ciarapica rappresenta una figura di riferimento del centrodestra. Nel corso del 2026 ha manifestato pubblicamente la propria vicinanza politica al movimento promosso dal Generale Roberto Vannacci, confermando un percorso politico caratterizzato da posizioni riconducibili all’area conservatrice. Parallelamente all’attività politica, continua a svolgere il proprio ruolo istituzionale ponendo attenzione al confronto con il tessuto economico, sociale e culturale della città. Mission amministrativa L’azione di Fabrizio Ciarapica è orientata alla costruzione di una città moderna, sicura e competitiva, capace di valorizzare il proprio patrimonio culturale, sostenere il turismo e favorire nuovi investimenti. Tra gli obiettivi ricorrenti figurano il miglioramento della qualità dei servizi pubblici, la promozione della cultura, la riqualificazione urbana, il sostegno alle imprese locali, la crescita dell’economia cittadina e la valorizzazione del territorio come destinazione turistica e culturale. Citazioni Nel corso dei suoi interventi pubblici Fabrizio Ciarapica ha più volte ribadito il valore della collaborazione istituzionale e della crescita condivisa della città, sottolineando come lo sviluppo di Civitanova Marche passi attraverso investimenti, cultura, sicurezza e attenzione ai cittadini. https://www.comune.civitanova.mc.it/?utm_source=chatgpt.com
CESARE FERRERO
Visione strategica alla guida di Sogemi Scheda Tecnica Voce Dettagli Nome Cesare Ferrero Anno di nascita 1964 Professione Manager, economista e docente universitario Laurea Economia Aziendale – Università Bocconi Ruolo Presidente e Direttore Generale di Sogemi S.p.A. Incarico Dal 2016 Azienda Sogemi S.p.A. Proprietà Società controllata dal Comune di Milano Settore Mercati agroalimentari, logistica e infrastrutture Chi è Cesare Ferrero Cesare Ferrero è il Presidente e Direttore Generale di Sogemi S.p.A., la società partecipata dal Comune di Milano che gestisce il Mercato Agroalimentare di Milano, oggi conosciuto anche con il marchio Foody. Dal 2016 guida l’azienda con una visione orientata all’innovazione, alla sostenibilità e alla trasformazione delle infrastrutture agroalimentari. Manager con una consolidata esperienza nel settore immobiliare, logistico e infrastrutturale, Ferrero rappresenta una delle figure di riferimento nella modernizzazione della filiera agroalimentare italiana e nello sviluppo dei grandi hub logistici urbani. Formazione e percorso professionale Laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi, Cesare Ferrero ha sviluppato una lunga carriera nel management di grandi gruppi nazionali e internazionali. Nel corso della propria esperienza ha ricoperto incarichi di responsabilità in importanti società quali Prelios, BNP Paribas Real Estate, IPI Gruppo Fiat e Grandi Stazioni, maturando competenze nella gestione di patrimoni immobiliari, nella rigenerazione urbana, nello sviluppo infrastrutturale e negli investimenti strategici. Parallelamente all’attività manageriale ha svolto attività accademica come professore a contratto presso l’Università Bocconi e il Politecnico di Milano, contribuendo alla formazione di professionisti nei settori dell’economia, del real estate e del management. Esperienze e competenze Nel corso della propria carriera Cesare Ferrero ha consolidato competenze trasversali che spaziano dalla pianificazione strategica alla gestione di grandi organizzazioni. Le principali aree di specializzazione comprendono: Il ruolo alla guida di Sogemi Dal 2016 Cesare Ferrero ricopre il doppio incarico di Presidente e Direttore Generale di Sogemi S.p.A., coordinando il Consiglio di Amministrazione e guidando l’evoluzione del principale mercato agroalimentare italiano. L’attività gestionale riguarda la pianificazione strategica, lo sviluppo delle infrastrutture, la valorizzazione del patrimonio aziendale, il coordinamento degli investimenti e la promozione dell’innovazione nella logistica alimentare. Sotto la sua guida Sogemi ha rafforzato il proprio ruolo come punto di riferimento nazionale ed europeo per la distribuzione agroalimentare. I principali progetti Tra i progetti più rilevanti guidati da Cesare Ferrero spicca il Piano Foody, il programma di trasformazione del Mercato Agroalimentare di Milano in un moderno City Hub Agroalimentare europeo. L’iniziativa punta a creare un polo logistico sostenibile, efficiente e tecnologicamente avanzato, capace di migliorare la distribuzione dei prodotti alimentari e ridurre l’impatto ambientale delle attività. Un altro importante risultato riguarda gli investimenti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con interventi per circa 17 milioni di euro destinati al potenziamento delle infrastrutture logistiche e dei servizi. Particolare attenzione è inoltre dedicata al progetto di riqualificazione dei 15 Mercati Comunali Coperti di Milano, finalizzato alla valorizzazione del commercio di prossimità, della qualità alimentare e della rigenerazione urbana. Proiezione internazionale L’impegno di Cesare Ferrero supera i confini nazionali grazie alla partecipazione nel board strategico della World Union of Wholesale Markets (WUWM), l’organizzazione internazionale che riunisce i principali mercati all’ingrosso del mondo. Questo incarico favorisce il confronto sulle migliori pratiche in materia di sostenibilità, sicurezza alimentare, innovazione logistica e sviluppo delle città. Mission e visione L’attività di Cesare Ferrero è orientata verso una crescita sostenibile dell’intera filiera agroalimentare. La sua visione punta a realizzare infrastrutture moderne, digitali ed efficienti, capaci di favorire competitività, sicurezza alimentare, economia circolare e sviluppo del territorio. L’obiettivo è consolidare Milano come uno dei principali hub agroalimentari europei, valorizzando l’innovazione, la logistica intelligente e la qualità dei servizi offerti agli operatori. Citazioni Tra i concetti più ricorrenti espressi da Cesare Ferrero durante gli interventi pubblici emerge una visione orientata al futuro: “Foody rappresenta il mercato agroalimentare del futuro, sostenibile, innovativo e al servizio della città.” Un principio che sintetizza l’impegno verso una filiera alimentare più efficiente, resiliente e integrata con lo sviluppo urbano.