Dalla tradizione familiare alla rappresentanza dell’oreficeria campana Gemmologo, imprenditore e rappresentante del comparto orafo campano, Romualdo Pettorino è una figura che unisce competenza tecnica, cultura artigiana e attività di rappresentanza istituzionale. Nel settembre 2025 è stato riconfermato presidente degli Orafi campani di CNA, incarico attraverso il quale rappresenta gli interessi delle imprese del settore e partecipa ai principali percorsi dedicati allo sviluppo, alla promozione e all’internazionalizzazione dell’oreficeria regionale. La riconferma è stata accompagnata dall’indicazione di una continuità di lavoro rivolta sia alla filiera produttiva sia alle nuove generazioni. La sua formazione gemmologica è documentata dall’IGI Alumni Italy, che lo accredita come Graduate Gemologist (IGI Antwerp). È inoltre associato professionalmente a Foè Gioielli, realtà con sede presso il Centro Orafo Oromare di Marcianise. Una competenza costruita tra gemmologia, gioielleria e impresa Il percorso di Pettorino nasce all’interno di una tradizione familiare legata all’arte orafa. Nel proprio profilo professionale racconta una storia imprenditoriale familiare attiva nel settore sin dal 1936, arrivata alla quarta generazione. Questa continuità rappresenta uno degli elementi caratterizzanti della sua esperienza: da una parte la conoscenza concreta della bottega, della lavorazione e del commercio dei preziosi; dall’altra una specializzazione tecnica nella valutazione delle gemme. La formazione presso l’International Gemological Institute di Anversa costituisce in questo senso un passaggio significativo. La qualifica Graduate Gemologist compare infatti nell’elenco ufficiale degli alumni italiani dell’IGI, associata a Romualdo Pettorino e a Foè Gioielli. Foè Gioielli e IGLF: il valore della certificazione Sul piano imprenditoriale, Pettorino è il fondatore di Foè Gioielli, marchio che propone una produzione caratterizzata dall’incontro tra lavorazione artigianale italiana, ricerca estetica e cultura delle pietre preziose. La stessa azienda presenta Pettorino come fondatore, gemmologo G.G. e presidente degli Orafi Campania CNA, sottolineando il suo ruolo nella selezione e nella valutazione gemmologica delle pietre. Accanto alla produzione gioielliera opera IGLF – Italian Gemological Laboratory Foè, laboratorio indipendente di ricerca e certificazione gemmologica. Il laboratorio indica Pettorino come direttore, G.G. e fondatore di Foè Gioielli e mette a disposizione report certificativi verificabili attraverso il proprio database. Questa dimensione tecnica amplia il profilo professionale di Pettorino: il gioiello non viene considerato soltanto come prodotto estetico, ma anche come risultato di conoscenze mineralogiche, gemmologiche, artigianali e di controllo della qualità. Presidente CNA Orafi Campania La presidenza degli Orafi CNA rappresenta il principale incarico istituzionale del suo percorso. Pettorino era già alla guida del comparto orafo campano negli anni precedenti e nel settembre 2025 è stato riconfermato alla presidenza. Secondo la ricostruzione diffusa in occasione della riconferma, durante il suo mandato ha sostenuto iniziative di collaborazione tra imprese, istituzioni e realtà produttive, contribuendo al percorso che ha portato alla nascita del distretto orafo campano. La sua attività di rappresentanza è documentata anche in occasione di importanti appuntamenti nazionali. Alla BIT di Milano 2025, per esempio, Pettorino è stato inserito nel programma dedicato all’oreficeria campana, con un intervento intitolato Oreficeria: la luce incastonata. Il progetto del Distretto Orafo Campano Uno degli aspetti più rilevanti del suo lavoro associativo riguarda la costruzione di una maggiore integrazione tra le diverse realtà dell’oreficeria regionale. Già nel 2022, in occasione delle iniziative legate a Exempla – Il Grand Tour del Saper Fare Campano, Pettorino annunciava la presentazione del progetto del IV distretto orafo campano, costruito attraverso la collaborazione tra CNA, Oromare, Borgo Orefici e altre realtà territoriali. Il progetto è poi entrato nella fase istituzionale. CNA nazionale, nel 2024, ha documentato il lavoro svolto presso il Centro Orafo Oromare di Marcianise per mettere in rete competenze, imprese e territori, indicando nel futuro distretto campano uno strumento di valorizzazione internazionale della filiera. Nell’ottobre 2024, in occasione della presentazione del distretto, Pettorino ha sottolineato il valore della cooperazione tra gli attori della filiera, con particolare attenzione al ruolo delle piccole imprese artigiane e della manualità. È una prospettiva che supera quindi la singola impresa e punta alla costruzione di un vero ecosistema orafo campano, capace di collegare produzione, formazione, design, artigianato, distribuzione e promozione internazionale. La memoria storica dell’oreficeria napoletana Un altro tratto distintivo del profilo di Pettorino è l’attenzione alla storia dell’oreficeria napoletana. In occasione della manifestazione Exempla a Milano, ha ricondotto le origini della produzione orafa organizzata a Napoli al XIII secolo, durante il periodo di Federico II di Svevia, collegando questa tradizione storica alle competenze ancora presenti nel territorio. La stessa prospettiva è emersa negli incontri organizzati presso Oromare, dove la storia dei maestri orafi napoletani è stata utilizzata come punto di partenza per riflettere sul futuro del comparto. Per Pettorino, la memoria del lavoro artigiano rappresenta infatti un patrimonio da trasferire alle nuove generazioni. Il rapporto tra tradizione e innovazione diventa così una delle chiavi interpretative del suo lavoro: preservare il sapere manuale senza trasformarlo in una semplice celebrazione del passato. Giovani, formazione e ricambio generazionale Tra le tematiche maggiormente presenti nell’attività di Pettorino c’è quella del ricambio generazionale. Nel progetto Un gioiello per la pace, presentato al Summit del Gioiello Italiano di Arezzo nel 2023, Pettorino ha collegato il futuro delle botteghe artigiane alla necessità di costruire nuove competenze e creare occasioni concrete di formazione per i giovani. Il progetto, dedicato anche alla sostenibilità etica e sociale, ha coinvolto università e scuole. La stessa impostazione è stata sviluppata attraverso ORIENTAlife, percorso nel quale CNA Orafi Campania ha collaborato con il sistema scolastico. Nel 2025 gli studenti del Liceo Artistico San Leucio di Caserta hanno realizzato un manufatto di oreficeria sotto la supervisione di Pettorino e di maestri orafi. La formazione viene quindi interpretata come uno strumento concreto per avvicinare le nuove generazioni ai mestieri dell’oreficeria, favorendo il passaggio di competenze dalle botteghe storiche ai nuovi professionisti. Internazionalizzazione e Made in Italy La rappresentanza del comparto orafo campano non si limita al territorio regionale. Già nell’esperienza di EXPO Dubai 2020, Pettorino era indicato da CNA Campania Nord come portavoce degli orafi e aveva collegato la partecipazione internazionale alla necessità di rafforzare la promozione del saper fare campano e la formazione dei giovani artigiani. A Milano, con Exempla, l’oreficeria campana è stata nuovamente presentata come una componente identitaria
PATRIZIO DEL NERO
Dalla lunga esperienza nei piccoli comuni alpini alla guida di Morbegno Patrizio Del Nero è un amministratore pubblico valtellinese con una lunga esperienza nelle istituzioni locali e una particolare attenzione ai temi legati alla montagna, al territorio, alle economie rurali e alla valorizzazione delle identità locali. Nato ad Albaredo per San Marco il 17 dicembre 1956, è stato eletto sindaco di Morbegno il 9 giugno 2024, alla guida della lista civica Morbegno Del Nero Sindaco, ottenendo 3.440 voti, pari al 52,49% dei voti validi. Il suo percorso amministrativo affonda però le proprie radici molto più indietro nel tempo, nel piccolo comune orobico di Albaredo per San Marco, del quale è stato sindaco in più periodi. Oggi il suo profilo istituzionale si sviluppa su due livelli: sindaco della Città di Morbegno e consigliere della Provincia di Sondrio, incarico per il quale è stato proclamato nel settembre 2024. . Una lunga esperienza amministrativa Prima dell’arrivo alla guida di Morbegno, Del Nero ha costruito gran parte della propria esperienza politica e amministrativa ad Albaredo per San Marco, piccolo comune delle Orobie valtellinesi. Le fonti elettorali documentano la sua elezione a sindaco nel 1999 e la riconferma nel 2004. Dopo la parentesi amministrativa successiva, è tornato alla guida del Comune nel 2019, rimanendo in carica fino al 2024. Questo lungo rapporto con Albaredo rappresenta una componente fondamentale del suo profilo: un’esperienza maturata in un territorio nel quale le amministrazioni locali devono confrontarsi quotidianamente con morfologia montana, viabilità, manutenzione del territorio, servizi essenziali, agricoltura alpina, turismo e tutela delle tradizioni. Il passaggio successivo a Morbegno porta questa esperienza in una realtà urbana di dimensioni e funzioni maggiori, centro di riferimento della Bassa Valtellina. Dalla montagna alla città L’elezione a sindaco di Morbegno nel giugno 2024 rappresenta una nuova fase della sua esperienza amministrativa. Morbegno è una realtà con un ruolo centrale nella Bassa Valtellina e con una struttura amministrativa più articolata rispetto a quella dei piccoli comuni montani nei quali Del Nero aveva precedentemente operato. Il suo incarico comprende quindi la gestione di una città nella quale convivono servizi pubblici, commercio, turismo, cultura, mobilità, attività produttive, ambiente e rapporti con gli altri enti territoriali. Il Comune lo indica attualmente come rappresentante legale dell’amministrazione comunale e presidente della Giunta. Il ruolo nella Provincia di Sondrio Alla responsabilità comunale si aggiunge quella provinciale. La Provincia di Sondrio indica Patrizio Del Nero tra i consiglieri provinciali eletti nel settembre 2024, nella lista “Valtellina e Valchiavenna”. I consiglieri provinciali del mandato iniziato con le elezioni del 29 settembre 2024 restano in carica per due anni. Questo incarico amplia il raggio della sua attività amministrativa, portandolo dal livello comunale a quello di area vasta. Per un territorio caratterizzato da numerosi piccoli comuni e da una forte identità montana, il livello provinciale assume particolare importanza per temi come viabilità, infrastrutture, ambiente, coordinamento territoriale e sviluppo delle comunità locali. La montagna come elemento identitario Uno dei fili conduttori più evidenti del percorso di Del Nero è il rapporto con la montagna valtellinese. La sua esperienza amministrativa ad Albaredo per San Marco si è sviluppata in un territorio fortemente legato agli alpeggi, alla zootecnia, alla produzione casearia, ai sentieri storici e alle attività rurali. Il Comune di Albaredo conserva inoltre numerose testimonianze del suo lavoro di ricerca sulla storia locale. Del Nero è autore del volume “Albaredo e la Via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, pubblicato nel 2001, e le pagine istituzionali del Comune utilizzano il suo lavoro per raccontare sentieri, tradizioni e memoria della comunità. La dimensione amministrativa si intreccia dunque con una più ampia attenzione alla memoria delle comunità alpine. Sentieri, cultura e manufatti della montagna La valorizzazione dei percorsi storici rappresenta un altro elemento importante di questa visione. In territori come Albaredo, il sistema dei sentieri non è soltanto una rete escursionistica: costituisce una parte della storia economica e sociale della montagna. Le antiche vie di collegamento, i nuclei rurali, gli alpeggi, le baite e le strutture legate alla pastorizia raccontano infatti un modello di vita nel quale il territorio veniva utilizzato attraverso una complessa relazione tra agricoltura, allevamento, bosco e mobilità pedonale. La documentazione del Comune di Albaredo richiama proprio il lavoro storico di Del Nero nel raccontare questi luoghi e queste tradizioni. Il rapporto con l’agricoltura alpina La difesa delle economie della montagna costituisce un altro tema ricorrente nel suo percorso pubblico. Già durante il periodo da sindaco di Albaredo, Del Nero aveva promosso iniziative dedicate alle produzioni casearie locali e alla valorizzazione dell’agricoltura di montagna. Nel 2005, ad esempio, fu promotore del convegno “I sapori del Bitto”, dedicato alla valorizzazione del Bitto e del Matusc, con l’obiettivo di mettere in relazione produzioni agroalimentari, tutela del consumatore ed economia delle comunità montane. Nel 2006, durante l’inaugurazione del Museo del Bitto e dei formaggi orobici di Albaredo, Del Nero indicò inoltre come obiettivo del progetto la tutela e valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali e la diffusione della cultura del prodotto tipico. Sono iniziative che mostrano come, nel suo percorso amministrativo, il prodotto tipico venga considerato anche come strumento di identità territoriale e sviluppo economico. Bitto, Matusc e cultura del territorio Il legame con il mondo caseario non è quindi limitato alla promozione gastronomica. Il Bitto e le altre produzioni tradizionali delle Valli del Bitto sono strettamente legati alla monticazione, agli alpeggi e alla permanenza delle attività agricole nelle aree montane. La valorizzazione di questi prodotti implica quindi anche la difesa di un modello territoriale nel quale allevatori, produttori, casari e comunità locali mantengono vive competenze tramandate nel tempo. Durante la sua esperienza ad Albaredo, Del Nero ha sostenuto iniziative culturali e amministrative orientate proprio alla valorizzazione di questo patrimonio. Il tema dei grandi predatori Tra i temi più delicati del dibattito contemporaneo nelle aree alpine figura la presenza dei grandi predatori, in particolare il lupo, e il rapporto con l’allevamento. In questo ambito Del Nero ha espresso posizioni favorevoli alle esigenze degli allevatori e dei pastori, collegando il tema della gestione della fauna selvatica
DIEGO POLOTTI
Ingegneria, infrastrutture e innovazione: il manager che interpreta la metropolitana come una piattaforma urbana Diego Polotti è una figura manageriale e tecnica nel settore delle infrastrutture e della mobilità urbana, con un ruolo di responsabilità all’interno di Metro 5 S.p.A., la società concessionaria della Linea M5 della metropolitana di Milano, conosciuta come Linea Lilla. Sul sito ufficiale di Metro 5 Polotti è indicato nel management come Responsabile del contratto di Gestione. Fonti professionali e di settore lo identificano inoltre come Contract Manager e Direttore Tecnico della società. Il suo profilo unisce quindi competenze ingegneristiche, gestione contrattuale, supervisione tecnica, infrastrutture ferroviarie e visione strategica della mobilità, con una particolare attenzione al rapporto tra la metropolitana e la città. Profilo professionale Nome: Diego PolottiRuolo: Responsabile del contratto di Gestione / Contract Manager e Direttore Tecnico di Metro 5Settore: infrastrutture, trasporto pubblico, mobilità urbana, gestione tecnica e contrattualeCittà: MilanoInfrastruttura di riferimento: Linea M5 – Metropolitana LillaCompetenze: direzione tecnica, contract management, gestione infrastrutturale, mobilità, project financing, innovazione e sviluppo di nuove esperienze negli spazi della metropolitana. Il ruolo di Polotti si colloca all’interno di una delle infrastrutture di trasporto più innovative del sistema milanese. La M5 è infatti una linea driverless, cioè a guida automatica, e rappresenta una componente strategica della mobilità contemporanea della città. La responsabilità tecnica della Linea Lilla Essere responsabile del contratto di gestione e direttore tecnico di Metro 5 significa operare in un contesto nel quale infrastruttura, tecnologia, sicurezza, continuità del servizio e qualità dell’esperienza del passeggero devono convivere quotidianamente. La M5 costituisce un sistema complesso nel quale stazioni, treni, automazione, impianti, sistemi di controllo e servizi al pubblico devono funzionare in maniera integrata. Il ruolo di Polotti si inserisce quindi in una filiera gestionale caratterizzata da elevati livelli di specializzazione tecnica e organizzativa. La sua attività si sviluppa attorno a una domanda fondamentale: come mantenere efficiente un’infrastruttura tecnologicamente avanzata facendola evolvere insieme alle esigenze di una città in continua trasformazione? Metro 5: una metropolitana nata dall’innovazione La Linea M5 rappresenta un caso particolarmente significativo nel panorama italiano delle infrastrutture. Metro 5 è stata realizzata attraverso un modello di project financing, elemento che ha contribuito a distinguere il progetto nel settore del trasporto pubblico italiano. In occasione di un intervento formativo presso l’Università Cattolica, Polotti e Katia Pantaleo hanno illustrato proprio le caratteristiche della Linea Lilla e il suo rapporto con il project financing, lo sport e il branding territoriale. La M5 non è dunque soltanto un’opera infrastrutturale. È un sistema nel quale ingegneria, finanza, gestione, tecnologia, comunicazione e relazione con il territorio convivono all’interno dello stesso progetto. Una nuova idea di metropolitana Uno degli aspetti più interessanti del profilo di Polotti è la sua capacità di guardare alla metropolitana oltre la tradizionale funzione di trasporto. In un’intervista pubblicata da Forbes Italia, Polotti ha descritto la M5 non soltanto come un mezzo di trasporto, ma come una realtà con l’ambizione di diventare anche luogo di aggregazione e brand. Questa impostazione rappresenta un cambiamento significativo nel modo di interpretare una grande infrastruttura urbana. La stazione non è più soltanto il luogo nel quale il passeggero entra, aspetta il treno e prosegue il proprio viaggio. Può diventare anche uno spazio di comunicazione, incontro, cultura, sport, intrattenimento ed esperienza. È proprio questa visione a fare da collegamento tra il ruolo tecnico di Polotti e i progetti più innovativi sviluppati attorno alla Linea Lilla. Degu-Stazioni: quando la metropolitana incontra il vino Il progetto che più recentemente ha portato questa filosofia all’attenzione del pubblico è DEGU-STAZIONI 2026. L’iniziativa, ideata da SOMM IS THE FUTURE e realizzata in collaborazione con Metro 5 Milano, è programmata per domenica 27 settembre 2026. Per una giornata, tre stazioni della Linea M5 — San Siro Stadio, Garibaldi e Isola — diventano luoghi dedicati alla scoperta del vino italiano, con degustazioni, produttori, sommelier, talk e contenuti dedicati alla cultura enologica. Il progetto prevede oltre 30 cantine e più di 50 Somm Mentor, con un unico pass che consente ai partecipanti di muoversi lungo la Linea Lilla e vivere le diverse tappe dell’esperienza. Le degustazioni vengono organizzate in aree dedicate e riservate ai partecipanti accreditati, mentre gli spostamenti tra una stazione e l’altra avvengono utilizzando normalmente la metropolitana. L’innovazione come linguaggio urbano Degu-Stazioni è interessante anche dal punto di vista della gestione e della comunicazione di una grande infrastruttura. L’iniziativa porta infatti un contenuto completamente diverso dalla tradizionale funzione del trasporto pubblico all’interno di uno spazio quotidiano. Il progetto crea un collegamento tra mobilità, cultura del vino, turismo urbano, socialità e comunicazione esperienziale. In un’intervista pubblicata da Italia a Tavola, Polotti ha spiegato la scelta di valorizzare la M5 come infrastruttura innovativa e di aggiungere una dimensione di attrazione ed esperienza a un sistema di trasporto fondamentale per la città. Il concetto è particolarmente significativo: la metropolitana non viene soltanto utilizzata per raggiungere un evento; diventa parte dell’evento stesso. Dalla mobilità alla brand experience Il percorso professionale di Polotti si inserisce quindi in una trasformazione più ampia della mobilità urbana. Le grandi infrastrutture possono diventare touchpoint urbani, luoghi nei quali cittadini, turisti, aziende e organizzatori possono incontrarsi. Metro 5 ha sviluppato negli ultimi anni anche una propria identità di marca, con il nome LaLilla, attività di comunicazione, social media, merchandising e iniziative collegate alla città e allo sport. Questa evoluzione richiede competenze che vanno oltre la sola ingegneria. Servono infatti capacità di gestione, coordinamento, relazione istituzionale, comprensione delle esigenze del pubblico e apertura verso nuove forme di utilizzo degli spazi. La componente tecnica e il Contract Management Il Contract Management costituisce una delle aree centrali del suo incarico. In una realtà infrastrutturale come Metro 5, la gestione contrattuale è strettamente collegata al funzionamento complessivo del sistema e alla relazione tra i diversi soggetti coinvolti nella realizzazione e nella gestione dell’opera. La dimensione contrattuale si intreccia quindi con: Il profilo di Polotti rappresenta così l’incontro tra competenze tecniche e capacità manageriali, indispensabile nella gestione di sistemi di trasporto complessi. Tecnologia e mobilità automatizzata La M5 è una delle espressioni più evidenti dell’evoluzione
ANNAMARIA ONETTI
Arte, management culturale e innovazione: una protagonista della danza contemporanea italiana Annamaria Onetti è una figura di riferimento nel sistema italiano della danza contemporanea, della produzione culturale e del management delle arti performative. Il suo percorso professionale si sviluppa attraverso una combinazione particolarmente trasversale di direzione artistica, organizzazione, progettazione culturale, promozione della danza, produzione audiovisiva e innovazione digitale. È co-direttrice di DANCEHAUSpiù – Centro Nazionale di Produzione della Danza a Milano, insieme a Susanna Beltrami e Matteo Bittante, e dirige l’Associazione ArtedanzaE20. È inoltre ideatrice e direttrice del progetto EXISTER, dedicato alla danza contemporanea e alla giovane coreografia. DANCEHAUSpiù: una casa per la danza contemporanea Il nome di Annamaria Onetti è strettamente legato alla storia di DANCEHAUSpiù, realtà milanese nata dalla volontà di mettere in comune competenze e progettualità di tre organizzazioni consolidate: DanceHaus Susanna Beltrami, Associazione ContART diretta da Matteo Bittante e Associazione ArtedanzaE20 diretta da Annamaria Onetti. Il progetto nasce nel 2011 e nel tempo si afferma come struttura dedicata alla produzione, promozione e diffusione della danza contemporanea. Il riconoscimento ministeriale come Centro Nazionale di Produzione della Danza arriva nel 2018, mentre il centro indica il 2015 come anno di avvio delle sovvenzioni pubbliche per le proprie attività di promozione ed educazione del pubblico. Oggi DANCEHAUSpiù sviluppa attività che comprendono produzione di spettacoli, residenze artistiche, formazione, sviluppo del pubblico, collaborazioni nazionali e internazionali e sostegno alla ricerca coreografica. In questo ecosistema, il contributo di Onetti si colloca soprattutto nell’incontro tra visione artistica e capacità organizzativa, con una particolare attenzione alla costruzione di progetti capaci di mettere in relazione artisti, istituzioni, pubblico e territorio. La direzione artistica e organizzativa Il percorso di Annamaria Onetti dimostra una concezione della direzione artistica che non si limita alla selezione degli spettacoli. Il suo lavoro comprende infatti la costruzione di progetti culturali, il coordinamento delle attività, lo sviluppo di collaborazioni, la promozione degli artisti e la creazione di nuove occasioni di incontro tra danza e società. La stessa DANCEHAUSpiù descrive il centro come un progetto aperto e multidisciplinare ispirato alle Case della Danza europee, con una missione articolata attorno a produzione, promozione, diffusione dello spettacolo dal vivo, sviluppo del pubblico e collaborazione tra artisti e istituzioni. È proprio in questa dimensione progettuale che emerge una delle caratteristiche distintive di Onetti: la capacità di trasformare la danza in un sistema di relazioni culturali. EXISTER: uno spazio per la nuova coreografia Tra i progetti maggiormente associati al suo nome c’è EXISTER, festival e stagione dedicata alla danza contemporanea. Onetti ne è la creatrice e direttrice artistica, con un percorso che ha accompagnato per anni la scena milanese della nuova danza e della ricerca coreografica. EXISTER rappresenta uno spazio di incontro tra artisti affermati, giovani coreografi, nuove compagnie, linguaggi contemporanei e pubblico. Il progetto ha progressivamente ampliato il proprio formato, arrivando a trasformarsi da festival concentrato in un determinato periodo dell’anno a una programmazione più articolata e diffusa. Le edizioni recenti hanno posto particolare attenzione alla giovane coreografia, alla ricerca e all’innovazione, mantenendo Milano come centro della propria attività. La continuità di EXISTER testimonia una delle direttrici fondamentali del lavoro di Onetti: offrire spazio alla creazione contemporanea e favorire il dialogo tra generazioni artistiche differenti. Giovani artisti, ricerca e innovazione La promozione della nuova danza rappresenta un elemento ricorrente nel suo percorso. Attraverso DANCEHAUSpiù ed EXISTER, Onetti partecipa alla costruzione di un ambiente nel quale giovani coreografi, interpreti e compagnie possono sviluppare, presentare e far circolare i propri lavori. Il centro milanese dichiara infatti tra le proprie finalità il sostegno alla produzione e alla diffusione degli spettacoli dal vivo, lo sviluppo del pubblico e la collaborazione locale, nazionale e internazionale tra artisti e istituzioni culturali. Questa impostazione contribuisce a trasformare la struttura non soltanto in un luogo di spettacolo, ma in un vero incubatore creativo per la danza contemporanea. DanzaDove: anticipare il rapporto tra danza e digitale Tra i progetti più innovativi legati ad Annamaria Onetti c’è DanzaDove, applicazione concepita per facilitare la ricerca e la promozione degli spettacoli di danza sul territorio nazionale. La piattaforma nasce con l’obiettivo di utilizzare tecnologia, geolocalizzazione e strumenti digitali per permettere agli utenti di individuare gli eventi di danza programmati nelle diverse regioni italiane. La scheda dell’applicazione presente sull’App Store identifica Annamaria Onetti come sviluppatrice, mentre la descrizione del progetto la presenta come uno strumento dedicato alla promozione della danza programmata sul territorio nazionale. L’idea è significativa perché anticipa una trasformazione oggi diventata centrale nel settore culturale: utilizzare il digitale non soltanto per comunicare gli eventi, ma per renderli più facilmente accessibili, rintracciabili e fruibili dal pubblico. Arte, audiovisivo e cross media Un’altra componente distintiva del profilo di Onetti è la capacità di superare i confini tradizionali della danza. La sua biografia professionale sottolinea infatti l’esperienza nel settore audiovisivo, cinematografico, della comunicazione e del management, insieme alla progettazione di iniziative trasversali tra arti differenti. Questa esperienza contribuisce a costruire un profilo nel quale la danza viene considerata non come linguaggio isolato, ma come parte di un ecosistema più ampio che comprende immagine, video, comunicazione, tecnologia, performance e produzione culturale. Il suo interesse per il cross media si traduce quindi nella ricerca di nuove modalità per raccontare, produrre e distribuire contenuti artistici. Esperienza istituzionale e reti professionali Nel corso della sua attività, Annamaria Onetti ha sviluppato anche una significativa esperienza nell’ambito delle politiche culturali e delle reti professionali della danza. È stata membro dell’ADEP – Associazione Danza Esercizio e Promozione, ricoprendone la vicepresidenza per due mandati, e ha svolto il ruolo di referente per la Lombardia della rete Anticorpi XL, dedicata alla giovane danza d’autore. Ha inoltre lavorato come consulente del Teatro degli Arcimboldi dal 2010 al 2012 e ha collaborato con il Comune di Milano nell’ambito delle iniziative legate alla Giornata della Danza tra il 2007 e il 2010. Queste esperienze restituiscono il profilo di una professionista abituata a operare tra istituzioni, artisti, organizzazioni culturali e pubblico. Milano come laboratorio della danza contemporanea Il rapporto con Milano costituisce uno degli elementi centrali del suo percorso. La città non
ANNA CHERUBINI
Tradizione, innovazione e acquacoltura sostenibile nel cuore dei Monti Sibillini Anna Cherubini rappresenta la quarta generazione della Troticoltura Cherubini, storica realtà familiare dell’acquacoltura italiana con sede a Visso, nelle Marche, nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Socia e protagonista della gestione dell’azienda insieme al fratello e ai cugini, Anna Cherubini interpreta un modello di imprenditoria familiare nel quale memoria, competenze, innovazione di prodotto, ricerca e rapporto con il territorio procedono insieme. La sua esperienza si sviluppa attorno a una filiera che parte dall’allevamento della trota e arriva alla trasformazione e valorizzazione del prodotto. Una visione che ha consentito alla Troticoltura Cherubini di evolvere dal tradizionale commercio del pesce fresco verso una proposta più articolata, capace di comprendere anche prodotti trasformati e nuove modalità di consumo. Profilo professionale Nome: Anna CherubiniRuolo: socia e componente della quarta generazione della Troticoltura CherubiniAmbito professionale: acquacoltura, ricerca e sviluppo, trasformazione alimentare, rapporti con i clientiAzienda: Società Agricola Troticoltura Cherubini SNCLocalità: Visso, provincia di Macerata, MarcheTerritorio: Monti Sibillini, sorgenti del fiume NeraSettore: acquacoltura d’acqua dolce, troticoltura, trasformazione e valorizzazione dei prodotti itticiCompetenze distintive: innovazione di prodotto, sviluppo di nuovi processi, relazione con il mercato, valorizzazione della filiera, cultura d’impresa familiare e territoriale. Il profilo professionale disponibile pubblicamente conferma il collegamento di Anna Cherubini con la Società Agricola Troticoltura Cherubini SNC e indica inoltre una formazione in Mediazione Linguistica. Una storia di famiglia nata nel 1950 La vicenda professionale di Anna Cherubini si inserisce in una storia imprenditoriale che affonda le proprie radici nel 1950, quando Domenico Cherubini avviò l’attività a Visso. La seconda fase della storia aziendale arriva negli anni Sessanta, quando Remo Cherubini e i figli Domenico e Giovanni svilupparono ulteriormente l’attività, dando vita a un secondo allevamento che ancora oggi costituisce un polo centrale della produzione. Oggi sono Marco, Stefano, Lorenzo e Anna Cherubini a rappresentare la quarta generazione della famiglia alla guida della realtà aziendale. La stessa Troticoltura Cherubini presenta questa continuità generazionale come uno degli elementi fondamentali della propria identità. È una storia nella quale il passaggio di generazione non coincide semplicemente con la conservazione di un mestiere. Per Anna e gli altri componenti della nuova generazione, la tradizione diventa infatti una base sulla quale costruire nuovi prodotti, nuovi mercati e nuove modalità di raccontare la trota italiana. Il territorio come parte dell’identità professionale La Troticoltura Cherubini si trova in una vallata a circa 650 metri di altitudine, nel territorio di Visso, vicino alle sorgenti del fiume Nera e nel contesto ambientale dei Monti Sibillini. Le caratteristiche dell’acqua rappresentano un elemento centrale dell’allevamento: la società descrive un sistema nel quale l’ossigenazione viene favorita anche attraverso un sistema a cascata, mentre le contenute variazioni termiche stagionali contribuiscono alle condizioni ambientali nelle quali crescono le trote. L’ambiente, dunque, non è soltanto lo scenario nel quale opera Anna Cherubini. È parte integrante della proposta imprenditoriale: acqua, territorio, allevamento, trasformazione e gastronomia diventano componenti di una stessa narrazione. Questo rapporto con il luogo assume un significato ancora più importante considerando la scelta della famiglia di continuare a operare a Visso anche dopo le difficoltà provocate dal terremoto dell’Italia centrale. In un’intervista pubblicata dal Gambero Rosso, Anna ha raccontato il legame dell’azienda con il territorio e la decisione della famiglia di rimanere nel luogo nel quale l’attività era cresciuta. Le mansioni: dalla gestione aziendale alla ricerca e sviluppo Uno degli aspetti più significativi del profilo di Anna Cherubini è la capacità di muoversi tra dimensione produttiva e dimensione strategica.In particolare, Eurofishmarket la presenta come socia dell’azienda, responsabile della ricerca e sviluppo e dei rapporti con i clienti. Il suo ruolo comprende quindi una pluralità di competenze: È proprio questa trasversalità a caratterizzare il suo percorso: Anna non è soltanto una figura legata alla produzione, ma una professionista coinvolta nel processo attraverso il quale un prodotto agricolo e ittico viene trasformato in proposta gastronomica, identità di marca e progetto imprenditoriale. L’innovazione della trota sott’olio Il progetto che più chiaramente rappresenta la capacità innovativa della nuova generazione Cherubini è la trasformazione della trota in un prodotto conservato sott’olio. L’idea nasce dalla volontà di ampliare le possibilità di consumo della trota e di superare i confini della tradizionale vendita del pesce fresco. La lavorazione prevede la cottura a vapore e una lavorazione manuale del prodotto, con la realizzazione di differenti preparazioni a base di trota iridea, trota fario e salmerino. La stessa azienda descrive il progetto come il risultato di una ricerca dedicata alle fasi di lavorazione, all’equilibrio delle temperature e alla conservazione. L’esperienza è stata particolarmente rilevante anche sul piano della proprietà industriale: nel marzo 2023 la Troticoltura Cherubini ha ottenuto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy un riconoscimento per Invenzione Industriale relativo al metodo di lavorazione e conservazione della trota sott’olio. Il brevetto individua Anna Cherubini tra gli inventori. Il progetto diventa così un esempio concreto di innovazione applicata all’agroalimentare: partire da una materia prima tradizionale, studiarne le caratteristiche e sviluppare una modalità differente di presentarla al consumatore. Dal pesce fresco al prodotto gastronomico La trasformazione rappresenta un passaggio importante nella storia dell’azienda. La Troticoltura Cherubini non si limita infatti all’allevamento: la lavorazione viene realizzata internamente e comprende la selezione e la preparazione del prodotto finito. L’azienda indica tra le specie allevate trota fario, trota iridea, trota salmonata e salmerino. La linea trasformata comprende, tra gli altri, trota iridea all’olio di oliva e alloro, trota fario all’olio di oliva, trota fario al tartufo nero pregiato e salmerino all’olio di oliva. La scelta permette di intercettare differenti occasioni di consumo: dalla cucina domestica alla ristorazione, dalla gastronomia di qualità alla ricerca di prodotti tipici e specialità territoriali. In questa evoluzione Anna Cherubini contribuisce a costruire un ponte tra acquacoltura, gastronomia, innovazione alimentare e cultura del territorio. La capacità di innovare assume un valore particolare se inserita nel contesto nel quale è maturata. Durante il periodo della pandemia l’azienda ha dovuto affrontare una situazione complessa per il settore della ristorazione e della commercializzazione del prodotto fresco. La risposta è stata anche quella di investire
VINCENZO AUCELLA
Competenze, esperienza, incarichi e visione nel mondo del corallo e del cammeo Vincenzo Aucella è una figura di riferimento nel mondo del corallo, del cammeo e dell’artigianato orafo italiano, con un percorso professionale costruito all’interno di una delle più antiche tradizioni manifatturiere di Torre del Greco. Presidente di Assocoral – Associazione Nazionale Produttori di Corallo, Cammei e Materie affini di Torre del Greco, dal 2019, rappresenta oggi il comparto torrese anche attraverso importanti incarichi nazionali nel settore della gioielleria. La sua esperienza unisce competenze imprenditoriali, comunicazione digitale, marketing, mediazione, relazioni istituzionali e conoscenza diretta dell’artigianato del corallo e del cammeo. Una combinazione che gli permette di interpretare la tradizione non come qualcosa da conservare staticamente, ma come un patrimonio da proteggere, innovare e portare nel futuro. Competenze e formazione Uno degli aspetti distintivi del profilo di Vincenzo Aucella è proprio la capacità di mettere in relazione il saper fare artigiano con gli strumenti della comunicazione e dell’impresa contemporanea. Laureato in Informatica all’Università degli Studi di Salerno, ha sviluppato competenze nella comunicazione web, nel marketing e nelle strategie digitali, affiancandole progressivamente all’esperienza maturata nell’azienda di famiglia. Questa preparazione gli ha consentito di affrontare il settore del corallo e del cammeo da una prospettiva ampia: non soltanto quella del produttore, ma anche quella di chi deve raccontare un prodotto, tutelarne l’identità, valorizzarne l’origine e costruire relazioni con istituzioni, imprese e nuovi mercati. È proprio nell’incontro tra tecnologia e tradizione, tra comunicazione e manualità, che si sviluppa una parte significativa della sua identità professionale. La quarta generazione della famiglia Aucella Vincenzo Aucella appartiene alla quarta generazione della famiglia Aucella, storicamente legata alla lavorazione del corallo e del cammeo a Torre del Greco. La famiglia opera nel settore dal 1930, all’interno di una città che nel corso dei decenni ha costruito una reputazione internazionale proprio grazie alle proprie competenze nella lavorazione artistica del corallo e nell’incisione del cammeo. Crescere in questo ambiente ha significato conoscere da vicino materiali, tecniche, artigiani e dinamiche produttive, ma anche comprendere quanto sia importante trasmettere un patrimonio professionale alle nuove generazioni. Nell’attività di famiglia Aucella si occupa in particolare degli aspetti legati a marketing e comunicazione, lavorando insieme al fratello Manuel e al padre Carmine. La sua esperienza dimostra quindi come un’impresa artigiana possa evolvere senza perdere il proprio carattere originario. La presidenza di Assocoral Il rapporto con Assocoral inizia nel 2007, quando Vincenzo Aucella entra nel Consiglio Direttivo dell’associazione. Nel marzo del 2019 viene eletto all’unanimità Presidente di Assocoral, incarico che continua a ricoprire. Da presidente si trova a rappresentare un comparto nel quale convivono imprese, artigiani, produttori e maestranze specializzate, tutti legati a una filiera che costituisce una componente importante dell’identità economica e culturale di Torre del Greco. Il suo lavoro associativo si concentra sulla necessità di fare sistema, rafforzare la rappresentanza del settore, dialogare con le istituzioni e creare condizioni favorevoli per la competitività delle imprese. La presidenza diventa così anche uno strumento per portare all’attenzione nazionale temi come la tutela delle produzioni, la formazione, la sostenibilità, l’innovazione e la valorizzazione del Made in Italy. La rappresentanza nazionale con Federpreziosi Accanto alla presidenza di Assocoral, Aucella ricopre il ruolo di Vicepresidente Vicario di Federpreziosi Confcommercio. L’incarico amplia ulteriormente il suo campo d’azione, inserendolo nel confronto nazionale sui temi che riguardano il mondo della gioielleria, dell’oreficeria, dell’artigianato e del commercio di preziosi. In questo contesto porta l’esperienza maturata nel distretto torrese e contribuisce al dialogo sulle trasformazioni che interessano il settore: dall’evoluzione dei consumatori alla digitalizzazione, dalla competitività delle imprese alla necessità di rinnovare i modelli di comunicazione. La sua attività istituzionale si sviluppa quindi su più livelli, con un collegamento costante tra territorio e dimensione nazionale. Maestro d’Arte e Mestiere Nel 2022 Vincenzo Aucella riceve il riconoscimento di Maestro d’Arte e Mestiere (MAM) dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, uno dei riconoscimenti più importanti dedicati alle eccellenze dell’artigianato italiano. Il titolo rappresenta un passaggio particolarmente significativo perché valorizza non soltanto l’impegno imprenditoriale e associativo, ma anche il legame con una cultura professionale costruita attraverso generazioni. Il corallo e il cammeo richiedono infatti conoscenze tecniche, precisione, sensibilità estetica e una profonda familiarità con la materia. Il riconoscimento MAM inserisce Aucella all’interno della comunità dei grandi interpreti italiani del saper fare artigiano, sottolineando il valore culturale oltre che economico di queste competenze. La tutela del corallo e del cammeo di Torre del Greco Uno dei progetti più importanti sviluppati negli ultimi anni riguarda la tutela dell’identità territoriale delle produzioni torresi. Nel 2025 Aucella ha promosso presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il percorso per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) per la lavorazione del corallo e l’incisione a cammeo di Torre del Greco. L’obiettivo è riconoscere formalmente il legame tra territorio, lavorazione artigianale e prodotto, proteggendo una tradizione che rappresenta un patrimonio specifico della città. Il progetto è stato sostenuto dal Consorzio Corallo e Cammeo Torrese, del quale Aucella è presidente, e punta a costruire una tutela condivisa per le produzioni locali. Il percorso IGP assume quindi un significato che va oltre la semplice certificazione: significa difendere l’autenticità delle lavorazioni, contrastare imitazioni e utilizzi impropri delle denominazioni e aumentare la riconoscibilità del prodotto torrese sui mercati. Dalla tradizione alla tutela europea Il progetto di valorizzazione ha conosciuto nel 2026 un passaggio importante con l’inserimento di Corallo di Torre del Greco e Cammeo di Torre del Greco tra le prime indicazioni geografiche italiane dedicate a prodotti non agricoli. Il riconoscimento apre una nuova prospettiva per il comparto: il valore del prodotto viene legato in modo ancora più esplicito alla sua origine geografica, alle tecniche di lavorazione e alle competenze artigianali sviluppate nel territorio. Per Aucella si tratta di una delle espressioni più concrete della sua visione: trasformare una tradizione storica in un elemento di competitività contemporanea. Formazione e nuove generazioni La tutela di un mestiere non può però limitarsi alla protezione del prodotto. Una delle sfide più importanti riguarda infatti la trasmissione delle competenze. Il settore del corallo e del cammeo necessita di
RAFFAELE CAPORALE
Dal mondo della danza alla pizza d’autore: il percorso creativo del maestro pizzaiolo di I Caporale Raffaele Caporale è un maestro pizzaiolo campano e una delle figure protagoniste della nuova identità della Pizzeria I Caporale di Casalnuovo di Napoli. La sua storia professionale nasce all’interno di una famiglia profondamente legata all’arte della pizza. Il padre Domenico “Mimmo” Caporale e il fratello maggiore Giuseppe rappresentano infatti le radici di un percorso familiare che, nel corso degli anni, ha trasformato una storica attività di ristorazione in un progetto gastronomico contemporaneo. Raffaele, però, porta nel mestiere anche un’esperienza personale molto particolare: prima di dedicarsi completamente alla pizza è stato ballerino di danze caraibiche a livello internazionale, un’esperienza che ha contribuito a sviluppare disciplina, precisione, energia e sensibilità creativa. Oggi queste caratteristiche trovano una nuova espressione nel lavoro quotidiano al forno, dove Raffaele sperimenta impasti, tecniche di cottura e abbinamenti mantenendo come punto di riferimento la tradizione gastronomica napoletana. Una storia che comincia in famiglia Il rapporto di Raffaele con la pizza nasce molto presto. Secondo il racconto dello stesso pizzaiolo, ha iniziato a lavorare nel settore a 14 anni, seguendo il padre Domenico e il fratello Giuseppe. All’epoca l’attività era conosciuta come Mon Premier, locale nel quale il padre aveva lavorato inizialmente come dipendente prima di diventarne proprietario. Quella che poteva sembrare semplicemente una professione di famiglia è diventata progressivamente un percorso condiviso. Nel 2023 il locale ha assunto la nuova identità di I Caporale, segnando una nuova fase della storia familiare e un’evoluzione del format gastronomico. La nuova pizzeria nasce così dall’incontro tra esperienza, tradizione e desiderio di rinnovamento. Dalla danza al forno Il passaggio dalla danza professionale alla pizza rappresenta uno degli elementi più originali della biografia di Raffaele Caporale. Per anni ha praticato danze caraibiche a livello internazionale, partecipando a competizioni e costruendo un’esperienza artistica basata su allenamento, concentrazione e controllo del movimento. La svolta arriva con la nascita della prima figlia. Raffaele decide di cambiare direzione e dedicarsi completamente alla pizzeria di famiglia. Il cambiamento non significa però abbandonare la dimensione creativa che aveva caratterizzato la sua precedente esperienza. La precisione del gesto, il ritmo, la ricerca dell’equilibrio e la capacità di lavorare sulla forma diventano competenze trasferibili in un mestiere nel quale manualità e sensibilità sono fondamentali. È così che, metaforicamente, Raffaele passa dalla pista da ballo al banco degli impasti. L’artigiano della pizza Il sito ufficiale di I Caporale definisce Raffaele come un vero e proprio artigiano della pizza. La sua impostazione parte da un principio semplice: ogni pizza deve avere un’identità precisa. Non basta quindi replicare una ricetta. Occorre conoscere l’impasto, comprendere gli ingredienti, controllare la cottura e costruire un equilibrio tra consistenze e sapori. Il suo lavoro quotidiano si sviluppa proprio in questa direzione, attraverso una ricerca continua sulla leggerezza, sulla croccantezza e sulla capacità della pizza di sorprendere senza perdere il legame con la cultura gastronomica partenopea. Il Caporalotto La creazione più rappresentativa della ricerca di Raffaele Caporale è il Caporalotto. Si tratta di una pizza caratterizzata da una particolare croccantezza e da un approccio che mette in relazione panificazione e pizzeria. L’idea nasce dalla volontà di proporre una preparazione differente dalla classica pizza napoletana, mantenendo però un forte collegamento con gli ingredienti e i sapori della tradizione campana. Il risultato è una proposta che punta soprattutto sul contrasto tra croccantezza dell’impasto e ricchezza della farcitura. Tra le interpretazioni del Caporalotto sono presenti ingredienti profondamente legati alla cucina del territorio, come friarielli, salsiccia e provola. La preparazione è diventata uno dei simboli dell’identità gastronomica de I Caporale e uno degli elementi che maggiormente caratterizzano la ricerca di Raffaele. Tradizione senza immobilità La filosofia di Raffaele non consiste nel contrapporre tradizione e innovazione. Al contrario, il suo lavoro parte proprio dalla tradizione napoletana per cercare nuove possibilità. La filosofia ufficiale de I Caporale sintetizza questa impostazione attraverso un concetto preciso: la pizza non deve inseguire le mode, ma trovare un equilibrio fra memoria e innovazione. Questo significa mantenere riconoscibili le radici della pizza napoletana, lavorando contemporaneamente su impasti, tecniche, consistenze e abbinamenti. La ricerca non diventa quindi fine a sé stessa: l’innovazione deve sempre contribuire a migliorare l’esperienza gastronomica. La X3 e la ricerca sulle cotture All’interno della proposta contemporanea de I Caporale si inserisce anche la linea X3, legata alla ricerca di Raffaele. Il progetto utilizza tre differenti tecniche di cottura – vapore, frittura e forno – per costruire una pizza caratterizzata da differenti consistenze e livelli di croccantezza. È un esempio significativo del suo approccio: non limitarsi alla tradizionale tecnica di cottura, ma utilizzare strumenti differenti per ottenere un risultato gastronomico originale. L’obiettivo rimane comunque quello di mantenere equilibrio e leggerezza, evitando che la sperimentazione prevalga sul piacere del prodotto. I Caporale: un progetto di famiglia Raffaele non lavora isolatamente. La sua attività si inserisce in un progetto familiare nel quale ogni componente ha sviluppato una propria identità professionale. Domenico Caporale, il padre, rappresenta la memoria storica e la tradizione del mestiere. Giuseppe Caporale, fratello maggiore di Raffaele, è particolarmente impegnato nella ricerca sugli impasti, nella gestione e nell’organizzazione del locale. Raffaele, invece, porta una componente fortemente creativa, concentrata sulla sperimentazione gastronomica, sulle tecniche di cottura e sulla costruzione di nuove interpretazioni della pizza. La filosofia del locale riassume questo legame con un payoff particolarmente efficace: “L’unione fa la pizza”. Un nuovo modo di raccontare la pizza napoletana La nuova identità de I Caporale, sviluppata dopo la trasformazione del 2023, nasce dalla volontà di mantenere le radici della vecchia attività aprendosi contemporaneamente a una dimensione più contemporanea. Nel menu convivono infatti proposte legate alla tradizione, come la Ruota di Carro, e preparazioni maggiormente sperimentali. È proprio questa pluralità a caratterizzare il progetto: non una sola idea di pizza, ma diverse interpretazioni costruite intorno alla stessa materia prima e alla stessa cultura gastronomica. La Ruota di Carro La Ruota di Carro rappresenta il legame con la memoria della pizza napoletana. È una preparazione ampia e sottile che richiama una delle forme più tradizionali
GIUSEPPE MANTELLA
Restauratore, studioso e protagonista della tutela del patrimonio storico-artistico Giuseppe Mantella è un restauratore italiano specializzato nella conservazione e nel recupero dei beni storico-artistici, con una lunga esperienza maturata attraverso interventi su opere di grande rilevanza artistica e culturale. La sua attività professionale si sviluppa all’interno di un settore nel quale competenza tecnica, ricerca storico-artistica, diagnostica e conoscenza dei materiali devono procedere insieme. Il restauro, nella sua esperienza, non significa infatti soltanto recuperare l’aspetto estetico di un’opera, ma comprenderne la storia, documentarne la materia e conservarne l’autenticità per le generazioni future. Accanto all’attività professionale, Mantella ha costruito un importante percorso di valorizzazione culturale legato alla Cittadella Vescovile di Gerace, al Museo Diocesano e al patrimonio della Diocesi di Locri-Gerace. Un professionista della conservazione La carriera di Mantella si distingue per l’attenzione rivolta a opere e manufatti appartenenti a epoche e contesti differenti. Tra gli interventi documentati figura il lavoro sul Monumento onorario di papa Urbano VIII Barberini di Gian Lorenzo Bernini, per il quale Mantella ha partecipato alle attività di progetto, coordinamento delle indagini diagnostiche e completamento degli interventi conservativi. Un altro intervento di particolare rilievo è quello sulla Cappella Cornaro con l’Estasi di Santa Teresa d’Avila di Bernini, nella chiesa romana di Santa Maria della Vittoria. Il restauro, eseguito dalla ditta Giuseppe Mantella Restauri, ha contribuito al recupero della leggibilità e della qualità cromatica di uno dei capolavori più celebri del Barocco italiano. Queste esperienze collocano il suo percorso professionale nel cuore della conservazione del patrimonio artistico italiano. Il rapporto con Mattia Preti Tra gli ambiti di maggiore specializzazione di Mantella figura anche lo studio e il restauro delle opere di Mattia Preti, uno dei grandi protagonisti della pittura italiana del Seicento. Nel 2025 il suo laboratorio ha realizzato il restauro de Il ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti, dipinto conservato nella Pinacoteca Civica di Reggio Calabria e inserito nella XX edizione del progetto Restituzioni. La scheda ufficiale dell’opera identifica Giuseppe Mantella come restauratore, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente. Il Ministero della Cultura ha inoltre pubblicato nel 2025 l’autorizzazione relativa all’intervento di restauro dell’opera, confermando il coinvolgimento della ditta Giuseppe Mantella Restauri nel progetto. Il lavoro su Preti rappresenta un esempio significativo di come il restauro possa diventare anche uno strumento di conoscenza: la pulitura, le indagini e l’analisi della tecnica esecutiva permettono infatti di comprendere meglio la storia dell’opera e le sue trasformazioni nel tempo. Gerace e la Cittadella Vescovile Il nome di Giuseppe Mantella è strettamente legato a Gerace, uno dei centri storici più importanti della Calabria e luogo di straordinaria ricchezza storico-artistica. Dal 2019 ricopre il ruolo di Direttore della Deputazione della Cittadella Vescovile di Gerace, oltre a essere collegato alle attività del Museo Diocesano e della Basilica Concattedrale. La Cittadella è diventata nel corso degli anni uno spazio nel quale conservazione, formazione, ricerca e divulgazione possono incontrarsi. L’obiettivo non è soltanto custodire le opere, ma creare attorno al patrimonio una comunità di studiosi, restauratori, studenti e visitatori. Il progetto Arte e Fede Uno dei progetti maggiormente identificativi del suo percorso è Arte e Fede nella Diocesi di Locri-Gerace, ideato da Mantella e sviluppato insieme alla Diocesi e a numerose istituzioni accademiche e culturali. Il progetto nasce con una finalità precisa: conoscere, studiare, recuperare, restaurare, conservare e valorizzare il patrimonio storico-artistico di carattere sacro presente nelle chiese e nei santuari della diocesi. L’iniziativa utilizza un approccio interdisciplinare nel quale restauratori, storici dell’arte, architetti, diagnostici, archivisti e studenti possono lavorare insieme. La filosofia del progetto supera quindi l’idea del restauro come intervento isolato. Ogni opera viene inserita nel proprio contesto storico, religioso, artistico e territoriale. Un cantiere-scuola per le nuove generazioni Uno degli aspetti più interessanti di Arte e Fede è la sua dimensione formativa. A Gerace studenti e giovani professionisti hanno avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con opere, materiali, metodologie conservative e problemi concreti di cantiere. Nel 2024 il progetto è arrivato alla IX edizione, coinvolgendo studenti e professionisti provenienti da istituti di formazione italiani ed europei e concentrando parte delle attività sui paramenti sacri del Santuario della Madonna della Montagna di Polsi e sulla scultura lignea policroma della Pietà proveniente da San Luca. La formazione sul campo diventa così una componente fondamentale della tutela: imparare il restauro significa anche imparare a leggere un’opera, rispettarne la materia e comprenderne la storia. Conservazione e ricerca L’approccio di Mantella si fonda sulla convinzione che conservare significhi prima di tutto conoscere. Per questo le attività di restauro sono accompagnate da indagini, documentazione, studio dei materiali e confronto con specialisti di discipline differenti. Il progetto Arte e Fede ha adottato proprio questa impostazione interdisciplinare, coinvolgendo competenze differenti per ricostruire la storia delle opere, la loro composizione materica e il loro stato di conservazione. Il risultato è una metodologia che unisce restauro, diagnostica, storia dell’arte, ricerca e valorizzazione. Le opere dimenticate che tornano alla comunità Uno degli elementi più importanti del lavoro sviluppato a Gerace riguarda la possibilità di riportare all’attenzione opere che per lungo tempo sono rimaste poco conosciute o scarsamente valorizzate. Attraverso gli interventi di studio e restauro, manufatti presenti in chiese e santuari della Diocesi di Locri-Gerace vengono documentati, recuperati e, quando possibile, restituiti alla loro funzione o presentati al pubblico attraverso esposizioni. Il progetto ha infatti prodotto anche mostre tematiche, trasformando il lavoro conservativo in un’occasione di divulgazione culturale e partecipazione del territorio. Mostre e valorizzazione Nel 2019 Mantella ha curato, insieme ad altri studiosi, la mostra “Tra Arte e Fede. Immagini dei Santi Taumaturghi in Calabria dal XVI al XIX secolo”, allestita presso il Museo Diocesano di Gerace. L’esposizione nasceva proprio dall’attività di studio e restauro sviluppata negli anni precedenti attraverso il progetto Arte e Fede. È un modello significativo: il restauro non si conclude con la conclusione dei lavori, ma può diventare il punto di partenza per una nuova narrazione dell’opera. La dimensione europea L’esperienza di Gerace si è progressivamente aperta anche alla dimensione europea. Nel 2024 Giuseppe Mantella ha coordinato Adele-RS, progetto realizzato da otto
GIAN MARIO VILLALTA
Poeta, scrittore, critico letterario e direttore artistico di pordenonelegge Gian Mario Villalta è una delle figure più riconoscibili della cultura letteraria contemporanea italiana. Poeta, scrittore, critico letterario e docente, ha costruito nel corso di oltre quarant’anni un percorso nel quale poesia, narrativa, ricerca critica e promozione culturale convivono e si alimentano reciprocamente. Nato a Visinale di Pasiano, in provincia di Pordenone, il 26 luglio 1959, Villalta si è laureato in Lettere all’Università di Bologna e ha affiancato all’attività letteraria l’insegnamento nei licei. Il suo esordio poetico risale agli anni Ottanta, con pubblicazioni su riviste di riferimento della cultura italiana come il verri, Studi di Estetica e Alfabeta. Nel tempo la sua attività si è ampliata alla narrativa, alla saggistica e alla critica letteraria, fino a trasformarlo in un protagonista della vita culturale italiana e in uno degli interpreti più autorevoli della poesia contemporanea. Una formazione tra poesia, scuola e ricerca Il percorso di Villalta nasce dalla letteratura, ma non rimane confinato alla dimensione della scrittura personale. L’esperienza dell’insegnamento rappresenta infatti una componente importante della sua attività. Il rapporto con gli studenti, con la formazione e con la trasmissione della conoscenza accompagna il suo lavoro di poeta e scrittore, rafforzando una concezione della cultura come strumento di confronto, educazione e partecipazione. Parallelamente, Villalta ha sviluppato una significativa attività di studio e critica letteraria, collaborando nel corso degli anni con numerose riviste specialistiche e partecipando al dibattito sulla poesia italiana contemporanea. Questa duplice dimensione – autore e interprete della letteratura – è uno degli elementi che caratterizzano maggiormente il suo profilo. La poesia come esperienza del presente La poesia rappresenta il cuore dell’opera di Gian Mario Villalta. La sua produzione comprende testi scritti sia in lingua italiana sia nel dialetto veneto periferico della sua terra d’origine. Un elemento che evidenzia il rapporto costante tra lingua, memoria, territorio e identità. Tra le sue raccolte figurano Altro che storie!, Vose de Vose / Voce di voci, Revoltà, Limbo, L’erba in tasca, Vedere al buio, Vanità della mente, Telepatia e Il scappamorte. La sua scrittura poetica affronta frequentemente il rapporto tra tempo, memoria, corpo, natura, esperienza individuale e trasformazioni della società. In questo senso la poesia di Villalta non si presenta come un esercizio astratto, ma come uno strumento per interrogare il presente e comprendere ciò che rimane, ciò che cambia e ciò che rischia di essere dimenticato. Vanità della mente e il Premio Viareggio Uno dei momenti più importanti della sua carriera è rappresentato da Vanità della mente, pubblicato da Mondadori nel 2011. La raccolta ha ottenuto il Premio Viareggio 2011 per la poesia, riconoscimento che ha consolidato la posizione di Villalta nel panorama della poesia italiana contemporanea. L’opera affronta temi legati alla memoria, alla fragilità della parola, alla percezione e al rapporto tra passato e presente, sviluppando una riflessione sul cambiamento del paesaggio umano e sociale del Nord-Est. Il paesaggio diventa così anche una forma di memoria: nei luoghi, nelle trasformazioni e nelle tracce della vita quotidiana si incontrano la storia individuale e quella collettiva. Telepatia e la ricerca poetica Un’altra tappa significativa è Telepatia, raccolta pubblicata nel 2016 e premiata con importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Giosuè Carducci. La raccolta conferma la capacità dell’autore di muoversi tra esperienza personale, dimensione esistenziale e riflessione sul linguaggio. La poesia di Villalta mantiene infatti un rapporto costante con le domande fondamentali dell’esistenza: che cosa significa ricordare, invecchiare, abitare un luogo, comunicare e dare un significato al tempo? Sono interrogativi che attraversano gran parte della sua produzione e che ritornano anche nelle opere successive. Dove sono gli anni: il tempo, il corpo e la natura Nel 2022 Villalta pubblica Dove sono gli anni, una raccolta nella quale assume particolare rilievo il tema della finitezza. Rai Cultura ha evidenziato come il libro sviluppi una riflessione sul Tempo, sul corpo, sul senso della vita e sul significato della scrittura poetica, mettendo in dialogo l’esperienza umana con la natura. È una poesia che guarda al trascorrere degli anni senza trasformarlo semplicemente in nostalgia. Il tempo diventa piuttosto una lente attraverso la quale osservare il presente, la memoria e la condizione umana. Dalla poesia alla narrativa Parallelamente alla produzione poetica, Gian Mario Villalta ha sviluppato una consistente attività narrativa. Tra i suoi libri figurano Un dolore riconoscente, Tuo figlio, Vita della mia vita, Alla fine di un’infanzia felice, Satyricon 2.0, Bestia da latte, L’olmo grande, L’apprendista e Parlare al buio. Il passaggio alla narrativa non rappresenta una rottura rispetto alla poesia. Anche nei romanzi e nei racconti ritornano infatti alcuni dei suoi temi caratteristici: memoria, identità, famiglia, territorio, crescita, tempo e rapporto tra individuo e mondo. Nel 2020 il romanzo L’apprendista è stato inoltre candidato al Premio Strega. Critica letteraria e attività di studio Villalta è anche studioso e critico letterario. Il suo percorso si è sviluppato attraverso interventi, saggi, collaborazioni editoriali e attività di ricerca dedicate alla poesia e alla letteratura contemporanea. Questa esperienza gli permette di osservare il panorama letterario non soltanto dal punto di vista dell’autore, ma anche attraverso quello del curatore, dell’interprete e del mediatore culturale. È una competenza particolarmente importante nel suo ruolo alla guida di pordenonelegge, dove ogni anno si confrontano scrittori, poeti, studiosi, filosofi, artisti e personalità provenienti da differenti ambiti del sapere. Pordenonelegge: una grande responsabilità culturale Il nome di Gian Mario Villalta è strettamente legato a pordenonelegge, la Festa del libro e della libertà che negli anni è diventata uno dei principali appuntamenti culturali italiani. Villalta ricopre il ruolo di direttore artistico dal 2002, secondo la documentazione ufficiale del festival. Il suo compito consiste nel contribuire alla costruzione dell’identità culturale della manifestazione, selezionando temi, autori, percorsi e occasioni di confronto. Sotto la sua direzione, pordenonelegge ha sviluppato una programmazione capace di mettere in dialogo letteratura, poesia, filosofia, scienza, storia, attualità e società. Il festival non è quindi soltanto una rassegna di libri e scrittori, ma uno spazio pubblico nel quale la cultura diventa occasione di discussione e partecipazione. La cultura come dialogo Uno degli aspetti più significativi dell’attività di
CRISTINA AMIRANTE
Infrastrutture, territorio, mobilità e rigenerazione urbana nel Friuli Venezia Giulia Cristina Amirante è l’Assessore alle Infrastrutture e al Territorio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, componente della Giunta regionale guidata da Massimiliano Fedriga. Il suo profilo unisce formazione tecnica, esperienza nella pubblica amministrazione, conoscenza della pianificazione territoriale e una lunga attività nel campo della mobilità, della viabilità e delle opere pubbliche. Nata a Gorizia nel 1974, Amirante è laureata in ingegneria civile edile. Prima dell’incarico regionale ha maturato un’esperienza articolata come funzionaria tecnica nella pubblica amministrazione, occupandosi di urbanistica, edilizia, ambiente, mobilità e viabilità. Il suo percorso professionale ha interessato, tra gli altri, i Comuni di Fiume Veneto, Trieste e Gorizia e l’amministrazione provinciale goriziana. Questa preparazione tecnica costituisce uno degli elementi caratterizzanti del suo profilo: la sua attività istituzionale si colloca infatti all’incrocio tra progettazione, infrastrutture, governo del territorio, trasporti, pianificazione urbana e sviluppo sostenibile. Dalla pubblica amministrazione all’impegno istituzionale L’esperienza amministrativa di Cristina Amirante nasce quindi da una conoscenza diretta degli strumenti con cui le amministrazioni programmano e trasformano il territorio. A Trieste ha seguito tematiche legate al Piano della mobilità, mentre a Gorizia si è occupata di pianificazione urbanistica e, in Provincia, di viabilità. Ha inoltre svolto funzioni tecniche nel Comune di Fiume Veneto, dove era responsabile dell’area Urbanistica, Edilizia privata e Ambiente. Il passaggio alla politica locale ha rappresentato una naturale evoluzione di questo percorso. Eletta consigliera comunale a Pordenone dal 2016, ha assunto responsabilità amministrative in materia di urbanistica, edilizia privata, mobilità, viabilità ed energia. Successivamente il suo perimetro di competenze si è ampliato alla difesa del suolo e al coordinamento delle grandi opere nell’ambito del PNRR. Nel 2021 è entrata nella Giunta comunale di Pordenone con deleghe che comprendevano urbanistica, mobilità, trasporti, viabilità, difesa del territorio, grandi progettazioni, bandi europei e rigenerazione urbana. Il ruolo nella Regione Friuli Venezia Giulia Con la formazione della Giunta regionale successiva alle elezioni del 2023, Cristina Amirante è stata chiamata a guidare l’assessorato alle Infrastrutture e al Territorio, portando nell’esecutivo regionale un’esperienza maturata sul campo nella pianificazione e nella gestione tecnica del territorio. Il suo assessorato rappresenta uno degli snodi strategici dell’amministrazione regionale perché coinvolge infrastrutture, opere pubbliche, mobilità e trasporti, pianificazione territoriale, edilizia, viabilità, portualità e logistica. La sua azione istituzionale riguarda dunque non soltanto la realizzazione di nuove opere, ma anche la manutenzione del patrimonio infrastrutturale, la sicurezza della rete viaria, l’accessibilità dei territori, l’intermodalità e la qualità degli spazi urbani. Le principali competenze Il campo d’azione di Cristina Amirante può essere ricondotto a una serie di aree strategiche: La Regione mantiene una pagina istituzionale dedicata all’attività dell’assessora, che raccoglie comunicati e aggiornamenti sulle diverse iniziative di competenza. Una visione del territorio fondata sulla connessione Uno dei tratti distintivi dell’attività di Amirante è l’attenzione alla connessione tra infrastrutture e sviluppo territoriale. Strade, ferrovie, trasporto pubblico, aeroporti, porti, ciclovie e sistemi logistici vengono considerati come componenti di una rete unica, capace di influire sulla competitività economica e sulla qualità della vita. Un esempio significativo è rappresentato dal nodo ferroviario di Udine, considerato dalla Regione un’infrastruttura strategica per il sistema dei trasporti regionale. Nel luglio 2026 Amirante ha evidenziato l’accelerazione impressa al progetto attraverso il commissariamento e il confronto con Rete Ferroviaria Italiana e Comune di Udine. La prospettiva è quella di rafforzare i collegamenti interni e internazionali del Friuli Venezia Giulia, migliorando contemporaneamente la mobilità delle persone e la circolazione delle merci. Mobilità e trasporto pubblico Il trasporto pubblico locale rappresenta un’altra area centrale della sua attività. Nel 2026 la Regione ha mantenuto invariate le tariffe del TPL, confermando agevolazioni per studenti e cittadini over 65 e sviluppando forme di integrazione tariffaria e collegamenti transfrontalieri. Particolare attenzione è rivolta anche alla mobilità scolastica. Nell’estate 2026 la Regione ha lavorato sull’adeguamento dei servizi alle nuove esigenze organizzative delle scuole, mentre sono state attivate sperimentazioni per migliorare i collegamenti degli studenti. Il tema della mobilità assume così una dimensione sociale: accessibilità, diritto allo spostamento, collegamento tra aree urbane e territori periferici e servizi per studenti e famiglie diventano componenti della stessa strategia. Mobilità sostenibile e dimensione transfrontaliera La mobilità regionale viene interpretata anche attraverso la dimensione europea e transfrontaliera. Un caso particolarmente significativo è il collegamento tra Gorizia e Nova Gorica, consolidato dopo l’esperienza di GO! 2025 attraverso servizi autobus e ferroviari. Nel 2026 la Regione ha lavorato per rendere strutturale la connessione tra i due territori. La strategia comprende inoltre lo sviluppo della mobilità ciclistica. Nel 2026 Trieste è stata individuata come sede della EuroVelo & Cycling Tourism Conference 2027, iniziativa collegata ai progetti europei dedicati al cicloturismo e alla mobilità sostenibile. Viabilità e sicurezza delle infrastrutture La sicurezza delle infrastrutture costituisce un altro elemento ricorrente nell’attività dell’assessorato. Nel maggio 2026 è stato riaperto il ponte sul Chiarsò a Paularo, interessato da un intervento di messa in sicurezza da 1,79 milioni di euro. L’opera ha restituito piena funzionalità a un collegamento fondamentale per la comunità della Val d’Incarojo. Un altro intervento rilevante ha riguardato il Passo di Monte Croce Carnico, riaperto dopo i lavori conseguenti alla frana del 2023. L’intervento complessivo è stato quantificato in oltre 18 milioni di euro e ha previsto opere di protezione e consolidamento della strada. Amirante ha inoltre indicato l’obiettivo di reperire risorse europee per progettare una galleria capace di offrire una soluzione strutturale al problema della vulnerabilità del collegamento. Scuole, edilizia e qualità degli edifici pubblici L’attività di Cristina Amirante comprende anche la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico, con particolare attenzione alla sicurezza, all’efficienza energetica e alla qualità degli spazi destinati agli studenti. Nel marzo 2026 la Regione ha approvato il documento di fattibilità per il nuovo istituto Malignani di Cervignano del Friuli, con un investimento iniziale di circa 10,9 milioni di euro. Il progetto prevede un nuovo edificio articolato in lotti, con aule e laboratori integrati con una struttura scolastica realizzata da Inail. A Sacile sono invece partite le opere preliminari per l’ampliamento dell’ISIS G.A. Pujati, interventi tecnici propedeutici alla costruzione del nuovo plesso scolastico. La linea che emerge è